“Non abbiamo altra scelta se non quella di divenire attori del cambiamento, con la costruzione di ponti solidi che ci congiungano con il futuro”. Così Sara Horowitz, fondatrice negli Stati Uniti della Freelancers Union e teorica del neo-mutualismo, ha concluso nel corso dell’evento che il 12 gennaio ha celebrato a Roma il trentesimo compleanno di Coopfond la propria lectio magistralis, che sarà presto resa disponibile su questo sito in versione integrale.
“Per aprirci al futuro – ha raccontato – abbiamo bisogno di creare ponti tra la nuova generazione di cooperativisti, sindacalisti e mutualisti, da un lato, e le meravigliose tradizioni e istituzioni già costruite per rispondere alle sfide dell’era industriale, dall’altro. Credo che dalla sua posizione di privilegio e leadership, il movimento cooperativo italiano possa fungere da guida per l’esplorazione aperta di nuovi modelli”.
“Dobbiamo raccogliere tutte le conoscenze e le infrastrutture che abbiamo costruito negli ultimi 75 anni – ha proseguito – e iniziare a creare quella che chiamerei una ‘rampa di lancio’ per gli attivisti della prossima generazione”. Tre sono per la Horowitz le caratteristiche che unificano tutti i nuovi mutualismi: i mutualisti formano comunità solidaristiche; le realtà mutualistiche sono dotate di un meccanismo economico comune; i mutualisti creano istituzioni in un’ottica di lungo periodo.
Per costruire ponti serve una nuova cultura: la cultura della costruzione: “Noi siamo chiamati – ha spiegato – a fare qualcosa, a cambiare le cose adesso. Quel contributo nasce dalla forza, dall’energia e dall’amore. Nella costruzione di un progetto mutualista iniziamo chiedendo espressamente quel contributo e cercando le persone che hanno voglia di costruire, crescere, fare, cambiare. È questa la cultura della costruzione”.
Noi per primi dobbiamo cambiare: “Noi mutualisti non riusciamo a pensare sufficientemente in grande – ha ammesso – da poter ricostruire la società e lasciamo quindi che ad occuparsene siano il settore privato o il governo. La sinistra si focalizza troppo sull’ottenimento di servizi da parte del governo e non si concentra abbastanza sul creare per noi le condizioni favorevoli alla costruzione di nostre cooperative. È invece nostro dovere, in quanto mutualisti, costruire imprese mutualiste nei settori emergenti dell’energia, della tecnologia, della sanità, della biofarmaceutica, sotto forma di cooperative e realtà mutualiste”.

