“L’architettura è la volontà dell’epoca tradotta nello spazio”. La frase in questione, di Ludwig Mies van der Rohe, sembra scritta apposta per la Gnosis Progetti, una cooperativa di architetti che, da più di dieci anni, si occupa di progettazione integrata in quel di Napoli.
Trentotto soci, un fatturato che nel 2018 ha raggiunto un milione e settecento mila euro e tantissimi progetti portati avanti (vedi, ad esempio, la nuova sede per l’Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze o la ristrutturazione del Braccio Nuovo del Mann, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli): questo il biglietto da visita di quella che, oggi, è forse una delle realtà più importanti del settore.
“Abbiamo raggiunto certi risultati – dice Francesco Buonfantino, presidente della Gnosis Progetti – perché il nostro obiettivo è sempre stato chiaro: guardare alla qualità del progetto rifacendoci alle culture che rivolgono il loro sguardo al futuro con energica speranza, affidando all’architettura il ruolo di manifesto del tempo che la commissiona”. Un’architettura, si può aggiungere, vista come luogo di confronto fra tecnica e collettività, in un agire progettuale che è espressione di un articolato collettivo di professionisti.
La Gnosis, infatti, conta tra le sue fila architetti, ingegneri strutturisti, ingegneri impiantisti e geologici, archeologi, specialisti e professori di restauro, esperti acustici e geometri, distribuiti tra Napoli, Milano, Bari e Potenza. Impegnati in molteplici campi, che vanno dal restauro di monumentali complessi ad interventi di ristrutturazione ed allestimento di musei, biblioteche e aeroporti, dalle ristrutturazioni di edifici residenziali alla ricettività di alberghi a quattro e cinque stelle, fino ad arrivare al design di lampade e arredi.
“La nostra cooperativa – ribadisce alla fine Buonfantino – sin dall’inizio ha rinunciato ad inseguire modelli ‘architettocentrici’ per imboccare la strada che ci poteva portare a realizzare progetti di qualità. È stato sicuramente un percorso in salita (e, a questo proposito, non posso che ringraziare Coopfond per il sostegno che ci ha dato) per chi, come noi, lavora in Italia ed in Europa. Col tempo, però, mentre realizzavamo le nostre opere, ci siamo resi conto che la scelta che avevamo fatto era davvero quella giusta. Costruire nuovi edifici, restaurare e rifunzionalizzare architetture del passato ha un grande impatto sulla collettività. E noi, lo dico in tutta sincerità, abbiamo sempre sentito fortemente questa responsabilità”.
Testimonianza del presidente Francesco Buonfantino
Testimonianza Alessia Altamura
Intervista all’amministratore delegato Rossella Traversari
