
Architetto Traversari, di cosa si occupa la vostra cooperativa?
La nostra cooperativa si occupa di progettazione integrata, nel senso che accogliamo al nostro interno i molteplici aspetti legati al “fare architettura”: archeologia, strutture, impiantistica, geologia, restauro etc. Questo ci consente di realizzare un prodotto che implica già tutti quegli aspetti propedeutici alla sua realizzazione. Dall’idea primigenia, l’intuizione architettonica spaziale ed emozionale, il progetto attraversa tutte le fasi di sviluppo e di verifica: lo studio del sito, la conoscenza approfondita del manufatto, la progettazione preliminare, la verifica economica, proseguendo via via attraverso tutte le fasi di affinamento, per giungere all’intera e completa definizione del singolo particolare esecutivo di un dettaglio. Questo lungo processo sottende la nostra volontà che quanto immaginato e disegnato, poi venga effettivamente realizzato tale e quale.
In un Paese come il nostro, in cui le “archistar” ancora attirano le amministrazioni con i loro “schizzi creativi”, spesso privi di verifiche legate alla fattibilità tecnica ed economica, non è certo un lavoro facile?
Ha ragione. Noi, infatti, lavoriamo puntando sulla qualità del progetto, con la consapevolezza che solo l’attenzione quasi maniacale al dettaglio rende la nostra architettura “unica, nata per essere in quel sito, testimone del tempo in cui è stata concepita”. Ci troviamo spesso a “costruire nel costruito”, in una nazione dove quasi nulla si demolisce ed il “nuovo” fatica ad affermarsi. Pertanto la nostra cifra stilistica, se vogliamo sintetizzarla, si può individuare nel fatto che per noi l’intervento deve essere distinguibile dal preesistente, al quale si deve affiancare in un corretto equilibrio, senza prevaricare od annullarsi, evidenziando con geometrie, tecnologie e materiali la propria contemporaneità.
Un “approccio” che sembra sottintendere un cammino non privo di ostacoli…
Abbiamo fondato la cooperativa nel 2007 (eravamo tre architetti…), con una decina di persone che provenivano da una nostra società di ingegneria. La crisi del 2009 ci ha mostrato il volto di chi veramente aveva spirito cooperativo e di chi, invece, alla prima difficoltà abbandonava la barca in procinto di affrontare una tempesta. Questo ci ha senza dubbio rafforzato ed ha fatto crescere, in chi ha creduto nella cooperativa, la voglia di appartenere ad un gruppo di “teste”, in piena sintonia tra loro, che guardano verso lo stesso obiettivo e, soprattutto, lo fanno con occhi diversi.
Se dovesse indicare qual è, diciamo così, il marchio di fabbrica della Gnosis Progetti, cosa direbbe?
Quello che penso ci caratterizzi di più è la voglia di fare buona architettura. Le sfide sono, per noi, all’ordine del giorno ed è molto importante dare sempre il massimo, puntando al risultato, imparando dagli errori e dalle sconfitte. Penso di aver contribuito a fondare una vera squadra, che non si cela dietro un unico nome ma che ha volutamente scelto un nome collettivo, Gnosis, che trasferisce anche all’ultimo collaboratore appena arrivato la “volontà di conoscere”, intesa come l’aspirazione ad andare sempre oltre, ad osare, per lasciare l’impronta ben definita di ogni singolo passo.
Un’ultima domanda, per concludere questa nostra breve chiacchierata. Che cosa significa, per voi, essere una cooperativa?
Lo spirito cooperativo lo si può applicare nel lavoro, così come nella famiglia ed in ogni cosa che si vive. Come mi piace ripetere ai ragazzi che lavorano nella nostra cooperativa: da soli si va più veloce, ma insieme si va più lontano!
