Solimano Dal Corso, responsabile produzione cooperativa Zanardi, racconta la storia dell’impresa oggi rinata come cooperativa.

Lei è nel settore della legatoria da ventitré anni. Ci può raccontare, per cominciare, un po’ della sua storia e di quella della cooperativa?
Nel 2003 sono entrato a far parte del Gruppo Editoriale Zanardi, quando era ancora una società di riferimento per il settore. Poi ho vissuto il declino, lento e inesorabile, fino al default culminato con la morte del povero Giorgio Zanardi (il fondatore) e il furto dei cavi di rame dell’impianto elettrico, che hanno comportato il fermo delle attività.
Ho sempre lavorato nella produzione, occupandomi, in particolare, delle prime fasi di realizzazione del libro, come il taglio della carta stampata e la piega.
Sono stato uno dei fondatori della cooperativa e, fin dall’inizio, ho fatto parte di quel gruppo di lavoratori che ha lottato per non disperdere tutte le competenze e il “saper fare” dell’azienda. Lavorando in altre imprese del settore, quando la cooperativa non era ancora partita, ho maturato sempre più la convinzione che fosse veramente un peccato far morire il nostro know-how, perché ho potuto constatare che il livello che avevamo raggiunto, noi della Zanardi, era molto ma molto alto.
Quando è nata la Cooperativa?
La Cooperativa è stata costituita a maggio del 2014, ma fino a novembre non siamo riusciti ad essere operativi, soprattutto perché abbiamo dovuto combattere contro la burocrazia e contro certe ideologie legate al passato. Così ci siamo ritrovati nel 2015, eravamo all’inizio dell’anno, a pensare che i nostri sforzi fossero stati del tutto inutili. Ad un certo punto, però, ci è stata fatta la proposta di partecipare ad un progetto, per realizzare un libro dedicato ai bambini, da parte di un cliente tedesco. E lì c’è stata la svolta…
Per voi è stata una vera e propria sfida…
Sì, perché la quantità di volumi che dovevamo produrre era abnorme per le nostre capacità: un milione di pezzi. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di accettare la sfida: o la va o la spacca.
È stato molto difficile ed impegnativo, tante volte abbiamo lavorato anche il sabato e la sera fino a tardi, per risolvere i problemi tecnici e qualitativi che via via si presentavano.
Ogni spedizione era controllata da ispettori inviati dal cliente, che venivano in fabbrica a fare delle verifiche. Tenevamo conto delle loro segnalazioni e abbiamo lavorato costantemente per migliorare il risultato e per ottenere la piena soddisfazione del committente.
Alla fine, ce l’abbiamo fatta. È stato il nostro primo successo e ci ha aiutato a costruire una squadra vincente e a comprendere le nostre effettive capacità.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Dopo due anni di attività, l’obiettivo che ci poniamo è quello di far diventare la nostra cooperativa una impresa leader del settore, per ritornare, diciamo così, ai fasti del passato, utilizzando nuove tecnologie ma, soprattutto, cercando di introdurre nell’azienda dei giovani che vogliano far parte della nostra avventura. Giovani disposti ad acquisire le nostre competenze e le nostre capacità per diventare, un giorno, coloro a cui trasferire il testimone.
Un’ultima domanda. Dopo tutto quello che ci ha raccontato, che cosa ha significato per la Zanardi diventare una cooperativa?
Stare in cooperativa è come stare in una famiglia allargata: ognuno ha il suo carattere e bisogna avere la capacità di trovare la giusta amalgama e rappresentare ogni istanza, tenendo sempre presente l’obiettivo finale.
Come in tutti i posti, ci sono diverse professionalità e diverse capacità. Il bello, però, è che ognuno cerca di darsi una mano e ci si aiuta gli uni con gli altri.
