Bologna, 12 luglio 2019 – Aveva resistito anche all’omicidio del fondatore, da parte dell’Anonima Sequestri, fino ad arrivare a fatturare 25 milioni di euro, alla vigilia della crisi. Ma nulla ha potuto contro il tracollo dell’edilizia. Così anche la Gazzotti, produttrice alle porte di Bologna di parquet di lusso, nel 2018 ha chiuso e mandato a casa i 50 dipendenti. In 18 però non si sono arresi e, dopo essersi riuniti in cooperativa, grazie anche al sostegno di Coopfond, hanno fatto ripartire l’impresa. È la storia di un workers buyout emiliano, raccontata dalla giornalista Angela Zurzolo in un reportage ricco di volti, voci, racconti e immagini.
“Il piano industriale, ora, prevede per il 2019 un fatturato tra i 4 e i 5 milioni di euro. Non è un traguardo facile ma siamo fiduciosi” spiega l’ingegnere Andrea Signoretti, oggi presidente della cooperativa Gazzotti18. Il numero accanto al marchio sta per i soci. “Ho più di cinquanta anni e per la società ormai io ero fuori. La cooperativa, invece, mi ha dato un’altra opportunità” racconta Maria. “Sono tornato qui – dice Giovanni – perché credo in questa cooperativa e nel nostro gruppo. Il rischio c’è ma io sono sicuro che ce la faremo”.
“Prima del fallimento, mi sono guardato intorno – racconta Giuseppe – per cercare un altro impiego ma ho visto che più cercavo e più stavo male perché questo posto mi piaceva troppo e così mi sono detto: ma perché lasciarlo? Io non credo che finirà tutto. Tra dieci anni torneremo a lavorare a pieni ritmi e a certi livelli”. Per arrivarci “ognuno di noi – spiega Stefano – si sta adattando e svolge mansioni diverse da quelle che ricopriva. Io ora faccio anche il mulista, pur non avendolo mai fatto prima” dice Stefano, da 30 anni in Gazzotti. Morta come società di capitali, rinata in cooperativa.
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