
- Accento nasce dalla fusione di due importanti realtà del panorama educativo emiliano. Ci potete raccontare quello che fate?
Coop Accento si occupa prevalentemente di servizi all’infanzia e ai minori. Le attività che seguiamo riguardano la prima infanzia, l’integrazione e il sostegno alla disabilità, i centri giovani e i centri culturali, i servizi extrascolastici. I nostri servizi sono differenziati sia per fasce d’età che per territorialità. Alla base di tutto c’è quella che possiamo chiamare “cultura della qualità”, che per noi significa accessibilità, inclusività, sperimentazione, flessibilità e creatività.
- Stiamo attraversando anni difficili e poveri di innovazioni sociali. Quali sono gli ostacoli che, una cooperativa come la vostra, si trova ad affrontare?
Vi è una profonda crisi di fiducia nel sapere, nelle istituzioni e anche nel welfare. Noi, come cooperativa, dobbiamo innanzitutto “intercettare” i problemi che emergono dalla società, capirli ed affrontarli. Pensare i servizi, modellare i servizi, sperimentare i servizi a partire dalle competenze: non basta fidarsi delle proprie intuizioni ma occorre mettersi alla prova e verificare se le scelte fatte siano quelle giuste. La sfida, per dirla con uno slogan, è “pensare tra diversi e in modi diversi”. Think different e think new, chiedendosi: è veramente qualcosa di nuovo? Vale la pena realizzarlo? Domandarsi che cosa è nuovo, che cosa prepara ad una nuova società, ad un nuovo modo di fare comunità.
- Un compito non facile…
Lo sappiamo. Il problema che ci si pone riguarda la ricerca di una nostra peculiarità e la volontà di comunicarla. Peculiarità intesa non solo come riconoscibilità ma anche come tratto pedagogico, come bussola dei nostri pensieri. Siamo in grado di proporre un modello Accento? E se la risposta è sì, siamo in grado di comunicarlo? Nei prossimi mesi, insieme all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e al professor Vignoli della Facoltà di Ingegneria, ragioneremo sul design thinking; lavoreremo, quindi, sulla ricerca di soluzioni innovative e sperimentali nell’ambito del settore in cui ci troviamo ad operare.
- Avete altro in cantiere?
Negli ultimi anni abbiamo lavorato a un progetto interessante che attiene ai servizi culturali o, meglio, alla cultura come ambito di sviluppo e di innovazione di servizi. Un progetto che vede la biblioteca diventare strumento di emancipazione, partecipazione e acculturazione, al servizio del cittadino.
- Di solito concludiamo questa nostra chiacchierata con le cooperative che vogliamo conoscere più da vicino, ponendo una domanda che ormai è diventata di prammatica: che cosa significa per voi essere una cooperativa?
Per noi di Accento significa fare impresa e profitto in modo etico, rendendo trasparente l’operato dei nostri dirigenti. Significa, alla fine, “lavorare” sulla governance e sulla partecipazione.
