Trovare nuovi clienti, fronteggiare il peso dei vincoli normativi, sopportare l’aumento dei costi, rispettare le normative anti-Covid. Sono queste le maggiori difficoltà affrontate dalle imprese italiane secondo quanto emerge da un sondaggio sulle loro dinamiche attuali, condotto nell’ambito dell’Osservatorio ideato e realizzato dall’AreaStudi di Legacoop, sostenuta da Coopfond, insieme con il partner di ricerca IPSOS.
Interpellati riguardo ai problemi più pressanti che stanno affrontando, gli imprenditori e i lavoratori autonomi hanno indicato al primo posto la difficoltà di trovare nuovi clienti (22%), seguita a pari merito dal peso dei vincoli normativi e dall’aumento dei costi di produzione o del lavoro (entrambi al 14%) e dall’operatività nel rispetto delle regole per la prevenzione del contagio da Covid 19 (13%).
Riguardo alle prospettive nel prossimo futuro, il 53% (con punte del 69% al Nord Est e al Centro Nord) ritiene che la situazione della propria impresa resterà negativa o peggiorerà (con un 5% che pensa di dover chiudere l’attività), mentre il 33% (con una punta del 50% nelle imprese con più di 50 dipendenti) nutre aspettative di segno positivo, prevedendo maggiore stabilità (il 15% indica un possibile miglioramento).
In caso di chiusura forzata della propria attività, il 45% cercherebbe un lavoro come dipendente (con punte del 56% nel Nord Est e nella fascia d’età 31-59 anni), il 38% (percentuale che sale al 67% nella classe dimensionale 10-49 dipendenti) aprirebbe una nuova attività (la metà nello stesso settore, l’altra in un settore diverso), mentre il 16% si ritirerebbe (il 34% negli over 50).
Quanto alle prospettive dell’occupazione, il 12% delle imprese pensa di ridurre il numero dei dipendenti (il 23% nelle imprese con 1-9 dipendenti), il 66% di mantenerlo invariato (l’85% nel Nord Est), il 6% di aumentarlo (il 22% nel Centro Sud). Il 16% preferisce non fare previsioni.
“In questo momento – commenta il presidente di Legacoop e di Coopfond Mauro Lusetti – occorre guardare il bicchiere mezzo pieno, per progettare la ricostruzione. Non solo i numeri, ma pure le opinioni ci confermano che sotto la cenere cova la brace, e le imprese italiane stanno resistendo pronte alla reazione, non appena sia possibile. Occorre sostenerle in questo momento difficile, e prevedere che i piani in fase di elaborazione valorizzino il pluralismo e la varietà delle imprese italiane e la loro capacità di adattarsi, innovare e intravvedere il futuro”.

