
Ci può dire, per cominciare questa breve intervista, qual è l’attività che svolgete all’interno della vostra cooperativa?
L’attività della nostra cooperativa sociale, di tipo B, si sviluppa nei seguenti settori: la ristorazione, con la gestione di due mense e di un bar ristorante; i servizi di pulizia in vasti complessi ubicati nell’area del Mose; la manutenzione di zone verdi e la raccolta rifiuti in alcune aree di Venezia e di Mestre; la gestione di una lavanderia e di una sartoria all’interno del carcere femminile di Venezia nonché di un negozio di vestiti; il servizio di controllo pontili della Azienda Pubblica di Trasporto Veneziana; e, infine, la gestione di alcuni servizi minori.
Ci sembra che, visto l’ambito in cui operate, uno dei problemi fondamentali che avete dovuto affrontare come cooperativa, almeno fino all’emergenza Covid-19, sia stato il cambiamento generalizzato dell’assegnazione degli appalti. È così?
Sì, è vero. Dal 2018 tutte le aziende para-pubbliche, che assegnavano direttamente le commesse, hanno cambiato metodologia e non hanno più tenuto conto, per quanto concerne le cooperative, della normativa legata all’affidamento diretto delle commesse. Con il risultato che, da allora, il tutto è stato assegnato solo attraverso gare che riguardano vari servizi collegati, per importi di commessa di notevole entità. È stato inevitabile per la nostra cooperativa, quindi, aggregarsi con altre realtà imprenditoriali nazionali e internazionali.
Crediamo che un altro importante ostacolo da superare, per un’impresa sociale come Il Cerchio, sia stato quello della certificazione e della riqualificazione della cooperativa. Ci può dire qualcosa in tal senso?
Abbiamo affrontato il problema di petto nel 2017 e nel 2018 e, nel 2019, abbiamo avuto il piacere di ottenere la certificazione per ben tre aree di qualità.
Anche quello dei finanziamenti bancari ci pare un tasto dolente…
In questi anni abbiamo affrontato, e in buona parte risolto, i problemi legati agli affidamenti bancari. Noi però riteniamo che, per quanto riguarda le cooperative sociali, le banche debbano affrontare i loro rapporti creditizi (specialmente negli affidamenti a medio e lungo termine) con metodologie diverse, collegate alla socialità e non solo ai meri numeri di bilancio.
Tutto quello di cui abbiamo parlato sinora, finisce in secondo piano rispetto al momento che stiamo vivendo. Come state affrontando l’emergenza sanitaria?
L’emergenza coronavirus ha creato e creerà non poche difficoltà alla nostra cooperativa. Ci è già stato comunicato che verranno ridimensionati alcuni servizi, molto importanti per noi, come il servizio di controllo pontili e le attività all’interno del carcere. Prevediamo una riduzione del lavoro pari al 60% e la richiesta della cassa integrazione per molti dipendenti.
Resta un’ultima domanda, quasi di prammatica, anche in un periodo così difficile. Che cosa ha significato per voi, in tutti questi anni, essere una cooperativa?
Per noi essere una cooperativa sociale ha significato vivere la solidarietà in maniera più complessa e interiorizzata. Sapere di essere socio di una cooperativa come Il Cerchio vuol dire, alla fine, non avere la garanzia del posto ma certamente avere la garanzia che tutti, e in particolare la dirigenza, cercheranno di affrontare uniti e solidali i problemi che una impresa sociale incontra ogni giorno.
