- Oggi, a nove anni dalla nascita, Art Lining è arrivata ad avere nel suo portafoglio clienti i brand leader dell’alta moda nazionale. Come avete raggiunto questo risultato?
Art Lining si occupa principalmente di produzione di interni per cravatte, ovvero quella parte che noi chiamiamo “anima della cravatta” e che serve a sostenerla. Il nostro lavoro è sempre partito da un’attenta selezione legata all’acquisto delle materie prime pregiate, per poi proseguire nel controllo di tutte le fasi della lavorazione (filatura, orditura, tessitura, finissaggio e garzatura) relative alla produzione di tessuti tecnici. Siamo riusciti, poi, a creare una produzione di interni biologici certificati “Got’s”, in linea con le richieste del mercato, oggi più che mai sensibile alla sostenibilità ambientale. Tutto questo, insieme al fatto che i nostri prodotti sono realizzati utilizzando una filiera esclusivamente made in Italy, ci ha permesso di conquistare la fiducia dei più importanti marchi italiani di rilevanza internazionale.
- Art Lining è stata costituita nel 2009 e nasce da un’operazione di workers buyout. Quanto ha contato questo per voi?
La formula dei wbo è efficace; è un’opportunità che deve essere presa in considerazione da tutte quelle aziende che attraversano una crisi. Dopo di noi, nel territorio in cui operiamo, abbiamo visto nascere tante cooperative come la nostra. E questo perché ci troviamo di fronte ad un sistema di rete che funziona, che va sostenuto e incoraggiato, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, con una crisi economica che morde.
- Quindi, è stato importante, per voi, entrare a far parte della grande famiglia cooperativa?
Devo dire che nessun socio lavoratore aveva mai avuto un’esperienza nell’ambito cooperativo anche se, nel nostro territorio, il mondo della cooperazione è da sempre ben radicato. L’idea della forma cooperativa, però, ci è sembrata la più idonea per sviluppare il progetto imprenditoriale che avevamo in mente, tenendo conto di determinati presupposti. E, per venire alla sua domanda, la Legacoop fin da subito ha accolto con entusiasmo il progetto, che non esito a definire “pilota”, almeno per quanto riguarda la nostra realtà territoriale. L’iniziativa è stata supportata, come meglio non si poteva, da Legacoop Emilia Ovest con la collaborazione finanziaria di Coopfond e di CCFS. Il mondo della cooperazione, insomma, ci ha messo a disposizione tutte le sue competenze e le sue strutture, facendo rete e sostenendo la cooperativa. Cosa che accade ancora oggi.
- Un’ultima domanda è di prammatica. Come vedete il vostro futuro? Quali sono le sfide che attendono Art Lining?
Le sfide che Art Lining ha già dovuto affrontare sono state tante: dalle difficoltà dell’inizio all’acquisto del ramo di azienda e, successivamente, all’acquisto dell’immobile. La sfida, per il futuro, è quella di portare avanti un processo, già iniziato, di internazionalizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la nostra produzione Il mercato a cui si è rivolta la cooperativa in passato è stato un mercato prevalentemente nazionale, per motivi legati a una struttura commerciale interna poco presente all’estero. Con una società, la “Temporary Export Manager”, abbiamo avviato, nel 2016, un progetto per studiare e gestire i processi in grado di consentirci di entrare nei mercati internazionali. Già nel 2017 sono stati raccolti i primi risultati ma il lavoro da fare è ancora tanto e comporterà, per una piccola cooperativa come la nostra, un grande investimento in termini di spesa e di responsabilità.
