Intervista a Costantino Cacciamani, vicepresidente della cooperativa Il Cerchio

Intervista a Costantino Cacciamani, vicepresidente della cooperativa Il Cerchio

Vicepresidente Cacciamani, ci può dire brevemente di cosa si occupa la vostra cooperativa?

I nostri operatori lavorano in settori di attività diversificati e in regimi classificabili come domiciliari, residenziali, semiresidenziali e di prossimità. Anche se ci piace considerare prima le persone che gli eventuali svantaggi di cui sono portatrici, le categorie di cui ci occupiamo sono le persone anziane, sia autosufficienti che non, i diversamente abili, sia in età adulta che minori, compresi quelli affetti da disturbi dello spettro autistico, i bambini da zero a tre anni all’interno di strutture per l’infanzia dedicate, i ragazzi in situazioni di svantaggio sociale e povertà educativa. Tra le attività di prossimità possiamo annoverare i servizi di accompagnamento al lavoro (SAL), il servizio Informagiovani, i servizi all’interno dei SERD e la gestione del personale specializzato nel Polo Ospedaliero di Spoleto. Molti servizi sono svolti all’interno delle scuole in aiuto al personale docente e agli insegnanti di sostegno, per attività che riguardano bambini diversamente abili e bambini affetti da disturbi dello spettro autistico.

 

La qualità delle attività erogate ci sembra al centro degli sforzi progettuali della vostra cooperativa. Inoltre, come cooperativa sociale, la mission impone a Il Cerchio la garanzia di un lavoro stabile e duraturo per tutta la compagine sociale. Quali sono, in tal senso, le sfide che vi attendono in questo anno che è appena cominciato?

Credo che le sfide che ci attendono riguardino soprattutto la stabilizzazione di alcuni settori attraverso una maggiore qualificazione del lavoro svolto, cercando di partecipare sempre meno alle gare d’appalto. Questo comporta la necessità di rendere più visibili e quantificabili i processi che mettiamo in atto nell’erogare tali servizi, partendo dal presupposto che “si può migliorare solo ciò che è misurabile”. Questo principio innalza il valore dell’operatore ed il suo ruolo, rimuovendo i rischi inerenti alla sindrome da  Burn-out e riuscendo a rendere maggiormente visibili i risultati che si ottengono. Per quanto concerne, poi, il discorso relativo alla stabilità lavorativa, in questo momento la nostra cooperativa sta facendo un notevole sforzo, in relazione agli investimenti legati ai servizi privati, che riguarda soprattutto la realizzazione di una struttura per anziani, con circa cento posti, e di una scuola materna privata paritaria.

 

Che cosa vuole dire, quando dice che la cooperativa deve “cercare di partecipare sempre meno alle gare d’appalto”?

I problemi principali che Il Cerchio si pone quotidianamente sono quelli sopraccennati, ovvero la stabilità occupazionale e la qualità dei servizi, cercando di uscire, oggi più che mai, dalle logiche delle gare di appalto, in un mercato “non più di prossimità” come quello delle politiche sociali e socio-sanitarie in cui ci troviamo ad operare. Per questo, torno a ripetere, l’impegno della nostra cooperativa è rivolto alla realizzazione di servizi privati accreditati. Va da sé, che l’ulteriore sfida è quella dell’innalzamento continuo dei livelli qualitativi delle diverse attività che svolgiamo, attraverso continui percorsi formativi, anche avvalendoci di collaborazioni con altre strutture di eccellenza del territorio. Detto questo, non possiamo rinunciare del tutto alla partecipazione alle gare e, in tal senso, la cooperativa sta investendo molto, in termini di formazione e risorse umane, sulla progettazione.

 

A proposito di progettazione, sono molte le iniziative che portate avanti…

Sì. Basti pensare a certi percorsi di innovazione sociale, come la promozione di una start up sotto forma di cooperativa di lavoro e utenti, all’agricoltura sociale o ad altre iniziative sul piano culturale, soprattutto a favore dei giovani. In questo senso, da venticinque anni Il Cerchio promuove un premio per il cortometraggio sociale che vede coinvolti, nelle varie giurie, i ragazzi delle scuole, i detenuti dell’istituto penitenziario di Spoleto, la popolazione immigrata residente nei nostri centri SPRAR, nonché personalità del mondo dello spettacolo residenti a Spoleto.

 

Un’ultima domanda, per concludere questa breve intervista. Che cosa significa per voi essere una cooperativa?

Per noi significa, essenzialmente, contribuire all’innalzamento della qualità della vita delle persone, soprattutto quelle in situazioni di difficoltà. Il nostro essere cooperativa, inoltre, si esprime nello sforzo quotidiano per salvaguardare il lavoro – il più possibile qualificato, equo e rispettoso – della nostra compagine sociale. Non dimentichiamo mai, e dico mai, che all’interno della cooperativa Il Cerchio, senza considerare l’indotto che porta con sé la gestione di un’organizzazione di tali dimensioni, lavorano circa 300 persone, tutte con alle spalle delle famiglie.

 

 

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