“La cravatta è l’uomo; è attraverso di essa che l’uomo si rivela e manifesta. Per conoscere un uomo, è sufficiente un colpo d’occhio su questa parte di lui che unisce la testa al petto”, scriveva Honoré de Balzac.
Forse nessuno può comprendere le parole dello scrittore francese meglio dei dieci soci lavoratori della Art Lining, la cooperativa nata nel 2009, in quel di Sant’Ilario d’Enza (RE), attraverso un’operazione di workers buyout. Sì, perché alla cravatta, o meglio all’“anima della cravatta”, quelli della Art Lining hanno dedicato gran parte della loro vita.
Due linee di produzione legate alla realizzazione di interni per cravatte (la parte preponderante) e di cravatte finite; uno stabilimento di oltre 3.000 mq, con delle attrezzature uniche e progettate esclusivamente per la produzione della cooperativa; un portafoglio clienti che conta nominativi importanti dell’alta moda, come Ferragamo, Armani e Zegna: questo, il “pedigree” dell’azienda emiliana.
“Art Lining – dice Stefania Ghidoni, vicepresidente della cooperativa – è nata nel 1982 come Lincra Srl. Siamo diventati, negli anni, una delle aziende leader della produzione di interni per cravatte, con una quota di mercato che, ai tempi d’oro, era pari a circa il 40%. Il nostro fatturato era arrivato a sfiorare i dieci milioni di euro. Poi, nel 2005, è iniziata la crisi, causata dalla concorrenza orientale e da scelte imprenditoriali errate. Fino ad approdare, nel settembre del 2008, al fallimento della Lincra. Così, per salvare l’azienda e il nostro know-how, in undici (tutti ex dipendenti di un’impresa che, negli anni pre-crisi, occupava anche quaranta addetti) abbiamo deciso di costituire una cooperativa e di rilevare il ramo d’azienda, grazie anche al supporto della Legacoop, di Coopfond e di CCFS”.
Oggi, a nove anni dalla nascita e dopo tante vicissitudini, i soci lavoratori della Art Lining sembrano aver fatto della prudenza la loro stella polare, programmando un percorso di razionalizzazione del ciclo produttivo basato su due cardini essenziali: niente più produzione del tessuto, molto dispersiva e antieconomica, e occhi puntati invece sulle lavorazioni propedeutiche al taglio dello stesso. “Vogliamo andare avanti ancora per molto – ribadisce la Ghidoni, in conclusione – a realizzare i nostri prodotti personalizzati, senza mai rinunciare all’eccellenza e alla precisione nel risultato. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo, cercando di non venir meno a quello che è l’obiettivo fondamentale della nostra mission: mantenere i posti di lavoro per tutti i soci lavoratori”.
Intervista a Stefania Ghidoni, vicepresidente Art Lining
