Intervista a Roberto Masini, direttore del Corriere Romagna

Per cominciare questa breve intervista, ci può parlare un po’ di CEGA?

CEGA (Cooperativa Editoriale Giornali Associati), come dice il nome,  è una cooperativa editoriale. Il nostro prodotto principale è il quotidiano cartaceo, il Corriere Romagna. Attualmente esce in tre edizioni, Rimini e San Marino; Forli e Cesena; Ravenna, Faenza e Lugo, Imola. La foliazione media è di 56 pagine (varia dalle 48 alle 64). Il quotidiano è composto dalle cronache locali cittadine, diverse per ogni edizione, e da un fascicolo centrale (denominato C2) dedicato a sport e spettacolo, uguale per tutte le edizioni. Il mercoledì pubblichiamo un inserto centrale di 16 pagine dedicato all’economia; il giovedì un inserto di 12 pagine dedicato alla cucina e all’alimentazione. Il lunedì il Corriere Romagna esce in edizione unica, con le cronache cittadine un po’ ridotte per dare ampio spazio al fascicolo sportivo. Nel periodo estivo realizziamo un settimanale (Extra) distribuito in abbinamento al quotidiano, una guida agli eventi e ai divertimenti della riviera romagnola. Saltuariamente realizziamo ed editiamo libri, principalmente scritti dai nostri giornalisti, su vicende specifiche: cito come esempi l’instant book sul giallo della morte di Pantani, la storica promozione del Rimini calcio in serie B, le vicende del Cesena calcio. Quotidianamente curiamo anche l’edizione online del Corriere Romagna e le relative pagine sui social più diffusi (Facebook, Twitter, Instagram…)

 

Vi trovate ad operare in un mercato, quello editoriale, non certo facile…

È vero; dal punto di vista giornalistico, per noi le sfide principali sono rappresentate dall’appetibilità del prodotto che offriamo ai lettori e, soprattutto, dalla concorrenza. Per quanto riguarda il primo punto, è chiaro che un quotidiano debba fornire un tipo di informazione che incontri gli interessi dei lettori, garantendo sempre correttezza e serietà. Più complesso, l’argomento concorrenza. Fino a qualche anno fa le regole erano abbastanza chiare: la sfida con gli altri quotidiani presenti sulle piazze di riferimento si giocava sul prodotto che il lettore trovava ogni mattina in edicola: le nostre notizie “contro” le notizie degli altri. La diffusione di Internet ha sconvolto le regole ed ha influenzato in maniera sensibile il mondo dell’informazione. La rete è un territorio senza regole dove naviga indisturbata l’informazione “pirata” che vive sulle spalle degli altri: dai siti di informazione che copiano e incollano i contenuti faticosamente elaborati dai giornalisti professionisti dei quotidiani, allo strapotere delle piattaforme dei colossi del Web come Google. E il tutto avviene in un clima di continua delegittimazione del ruolo del giornalista, della sua funzione di intermediazione tra la fonte della notizia e il destinatario. In attesa che si arrivi ad un minimo di regolamentazione dell’informazione in rete, il quotidiano cartaceo deve ripensarsi per offrire sempre più un tipo di informazione fatto di approfondimento e inchiesta che non trova spazio nella rete.

 

Come cooperativa, quali sono stati i problemi che avete dovuto affrontare?

Direi che, in generale, i problemi hanno riguardato le tematiche legate al mondo del lavoro e alle sue dinamiche. Il gruppo storico della nostra cooperativa è composto da persone che lavoravano in un giornale che ha chiuso per il fallimento dell’editore. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo dato vita a questa esperienza editoriale, impegnando anche i nostri soldi (cambiali) oltre che il nostro lavoro. Abbiamo rinunciato a degli stipendi e ce li siamo ridotti nei momenti di difficoltà. Durante la crisi degli ultimi anni, abbiamo dovuto raccontare spesso di aziende sul territorio in difficoltà e dei loro sforzi per superare i momenti difficili. E’ un argomento che ci sta particolarmente a cuore perché l’abbiamo vissuto in prima persona. Come ci stanno a cuore le tematiche legate alla solidarietà e alla mutualità.

 

Vi piace, insomma, raccontare quella parte della società che di solito non fa notizia…

Sì, ci piace mettere in risalto le aziende che ce la fanno a superare la crisi, le risposte positive ai momenti di difficoltà. Come ci piace mettere in risalto le “buone notizie”, le esperienze di solidarietà e di aiuto, i buoni esempi. Raccontare quella parte della società che non urla ma tende la mano, intreccia relazioni e crea comunità.

 

Che cosa significa per voi, alla fine, essere una cooperativa?

Significa non avere padroni. Per dei giornalisti, è una gran bella cosa; dobbiamo rispondere solo ai nostri lettori, non abbiamo interessi particolari da tutelare o gruppi economici da difendere. Questo, dal punto di vista editoriale; ma anche per quanto riguarda la “vita aziendale”, il punto di partenza è lo stesso: non abbiamo padroni. Condividiamo le scelte e le responsabilità ma pure i sacrifici. Sono fondamentali quei principi di mutualità e solidarietà che citavo prima. Tutto questo ci rende in qualche modo orgogliosi, anche perché rappresentiamo un’esperienza quasi unica nel nostro settore. C’è però, ed è giusto dirlo, un’altra faccia della medaglia: non avendo un padrone che decide, anche le scelte dolorose, alla fine, dobbiamo farle noi. E in un ambiente di lavoro dove tutti sono uguali, pure se con ruoli diversi, questo non sempre risulta facile.

 

 

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