Intervista a Valeria Polizzi, consigliere di amministrazione della Mate Engineering

Intervista a Valeria Polizzi, consigliere di amministrazione della Mate Engineering

1) Dottoressa Polizzi, ci può dire qual è il campo d’azione della Mate Engineering?

La Mate Engineering è una società di ingegneria in forma cooperativa operante nel mercato dei servizi tecnici. Nell’ambito di un servizio tecnico di progettazione, ci muoviamo in tre campi, quello architettonico, quello strutturale e quello impiantistico, offrendo servizi differenziati in funzione del committente finale, sia esso un ente pubblico o un’azienda privata. Come cooperativa, siamo in grado di governare tutte le componenti del processo di realizzazione di un bene o di un servizio tecnico, in maniera innovativa e sostenibile, con coscienza e nel rispetto dei vincoli e della normativa vigente.

Per quanto riguarda l’urbanistica, possiamo vantare esperienze sia nazionali sia europee. In riferimento, poi, al mondo delle costruzioni, la nostra cooperativa può essere definita una società “generale” di progettazione, capace di operare in diversi settori (residenziale, produttivo, scolastico, direzionale, infrastrutturale). Possiamo, infatti, erogare una ampia gamma di servizi, che vanno dai rilievi alle indagini geologiche e sui materiali, dalle analisi chimiche alla progettazione e direzione dei lavori, fino alla redazione delle pratiche amministrative necessarie per il raggiungimento della conformità normativa e della fruibilità di quanto è stato oggetto di prestazione tecnica.

 

2) La Mate Engineering nasce dall’unione di due realtà imprenditoriali differenti, per la composizione della base sociale, per il modello organizzativo, per la visione aziendale e, non ultimo, per l’approccio al mercato. Che cosa vi ha permesso di arrivare a una sintesi? 

Il nostro progetto di integrazione è nato dalla condivisione di un obiettivo e di un percorso di crescita, con la consapevolezza, da parte nostra, che non avremmo potuto seguire una modalità univoca per arrivare in fondo al tracciato.

Uno dei problemi principali che abbiamo dovuto affrontare, è stato quello di riposizionare la cooperativa, facendo riferimento al settore dell’architettura. Abbiamo, inoltre, ripensato l’approccio al mercato e alle modalità di acquisizione degli incarichi, mettendo in campo importanti investimenti e correggendo la rotta.

L’operazione è stata condotta in condizioni non particolarmente facili, soprattutto dal punto di vista finanziario, in un contesto nel quale pochi hanno ritenuto di accordarci fiducia.

Oggi la tensione finanziaria si è gradatamente allentata e siamo riusciti a riposizionarci sul mercato, grazie a due fattori fondamentali: la dimensione media delle commesse acquisite che è cresciuta a beneficio anche del rendimento; il cambio dell’ambito competitivo – in cui i nostri competitor sono società di ingegneria con organizzazione e costi similari a quelli di Mate Engineering – che ha fatto sì che in gara il fattore premiante fosse più marcatamente focalizzato su aspetti qualitativi che quantitativi ed economici.

I numerosi successi conseguiti ci hanno permesso di modificare la nostra immagine rispetto ad altri competitor o potenziali partner, rendendoci di fatto un soggetto attraente, credibile e dotato di ottima reputazione.

Siamo stati in grado di gestire quella che poteva essere una potenziale debolezza (la presenza di due sedi operative, come quelle di Treviso e Bologna, distinte e distanti) a nostro vantaggio, trasformandola in un punto di forza. Non “legare” le due sedi storiche ad una particolare disciplina è stata una scelta vincente, che ha portato a capitalizzare due sedi caratterizzate da un’analoga capacità di performance tecnica e gestionale, ricavandone grande flessibilità.

 

3) La cooperativa, come lei dice, si è andata sempre più consolidando. Quali sono gli ostacoli che dovete ancora superare?

Per noi, in prospettiva, la sfida principale è quella di mantenere un alto livello di competitività, con la flessibilità che le continue evoluzioni e i cambiamenti del mercato richiedono.

Si tratta di una capacità di adattamento che deve permeare tutti i livelli e le aree aziendali: dalla governance alla contabilità, dal controllo di gestione alla produzione, intesa sia in termini di organizzazione di risorse, sia di impiego di software e hardware particolarmente performanti.

 

4) La Mate Engineering è molto attiva anche sul fronte della  formazione…

Sì, è vero. Nel corso degli ultimi due anni, abbiamo fornito i nostri servizi tecnici ad imprese di costruzione impegnate in cantieri di difficile gestione, sia dal punto di vista economico sia tecnico. In tali situazioni abbiamo svolto, con risultati universalmente riconosciuti come positivi, un ruolo di “cuscinetto” tra stazione appaltante, impresa ed Enti. Questa esperienza ha messo in risalto la necessità di incrementare e diffondere, all’interno della cooperativa, alcune competenze afferenti soprattutto la sfera del project management e del coordinamento.

Parallelamente, la crescita della dimensione delle commesse ci ha messo nella condizione di gestire gruppi di lavoro multidisciplinari e composti da più soggetti. Questo, se da un lato ha richiesto la padronanza delle tecniche di project management, dall’altro ha comportato un rafforzamento dell’autonomia e dell’autorevolezza professionale di ciascun socio, dipendente e collaboratore.

A tal proposito, come richiesto dal codice degli appalti, l’introduzione dei software che consentono un approccio alla progettazione di tipo BIM, ha imposto un quadro di discontinuità tecnologica di vitale importanza per tutto il settore in cui operiamo e anche per una realtà come la nostra. In particolare, l’impiego efficiente di questi software ha richiesto un investimento in formazione e accreditamento/certificazione di figure specialistiche (BIM manager, BIM coordinator e BIM specialist).

La nostra cooperativa ha attivato iniziative di formazione, investendo nella crescita professionale dei propri tecnici. Abbiamo effettuato un ricambio del parco hardware per una percentuale superiore all’80%, stipulato contratti di subscription con fornitori di software di tipo BIM e concluso, con successo, due corsi di formazione relativi all’utilizzo dello stesso software, rivolti soprattutto ai tecnici operanti nei settori dell’architettura e dell’ingegneria. Oggi, stiamo attivando dei corsi che consentano l’accreditamento di queste figure. E il tutto, me lo lasci dire, è stato gestito in un quadro normativo non ancora chiaramente definito.

 

5) Un’ultima domanda è di prammatica. Che cosa significa, per voi, essere una cooperativa?

La domanda corretta forse è: cosa significa essere un cooperatore? Ovvero, cosa si aspetta la cooperativa dalle persone impegnate, a vario titolo, nella Mate Engineering?

Nel settore dei servizi professionali, il capitale umano è il fattore di produzione principe. Pertanto, per noi essere una cooperativa significa mettere le persone al centro, perché si possa innescare uno scambio mutualistico e perché ciascuno, singolarmente, si astragga dalla propria posizione e cerchi di capire di cosa ha bisogno la cooperativa, ovvero gli altri colleghi, siano essi soci, collaboratori o dipendenti. La differenza, rispetto ad altre forme societarie, risiede principalmente nel sistema di governance e si traduce in una diversa modalità da cui prendere le mosse per mettere a sistema i fattori produttivi ed umani. Dallo stato di salute e benessere delle persone, dipende la prosperità della cooperativa. Siamo consapevoli che la crescita della Mate Engineering non possa prescindere dalla crescita del proprio capitale umano. Alla luce di tutto ciò, siamo costantemente impegnati nel preservare le migliori condizioni lavorative possibili, cercando di creare un ambiente di lavoro intellettualmente dinamico e professionalmente stimolante, garantendo condivisione e diffusione delle informazioni utili. Ho volutamente richiamato più volte i termini soci, dipendenti, collaboratori, in quanto siamo convinti che la cooperativa non sia dei soci ma di tutti coloro che, a vario titolo, operano in essa o con essa. Cerchiamo, alla fine, di seguire il principio della “porta aperta”, abolendo ogni barriera all’entrata e rendendo la cooperativa un posto di lavoro attraente ed accessibile.

 

 

 

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