È ormai pronto al decollo Reno Fonderie, nuovo workers buyout sostenuto da Coopfond sull’appennino bolognese. A far ripartire la storia LEM di Porretta Terme, operante nel settore della pressofusione di leghe leggere, fallita nel 2019 e attualmente in esercizio provvisorio, saranno 18 ex addetti su 30 che, riuniti in cooperativa, intendono rilevare l’attività attraverso l’acquisto del ramo produttivo e degli stabilimenti.
La società viene costituita nel dopoguerra come piccola fonderia di filiera, con annessa officina meccanica, specializzata in stampi per l’industria, in particolare per il settore dell’automotive. Le prime difficoltà insorgono a partire dagli anni 2000, con l’uscita del fondatore che lascia l’azienda ai figli. La crisi del 2008, il fallimento di due importanti clienti negli anni successivi, oltre all’avvio di un rilevante investimento nella realizzazione di un nuovo capannone (mai terminato), contribuiscono alla crisi della società.
La LEM tenta l’avvio di un percorso di risanamento, anche attraverso una riduzione dell’organico (da oltre 80 unità nel 2011 a circa 40 nel 2018), che non consegna i risultati attesi, anche a fronte del default (2018) di due importanti clienti. Nel giugno 2019 viene dichiarata fallita, ma il curatore individua alcune opportunità di rilancio e avvia l’esercizio provvisorio per i 30 addetti rimasti, 18 dei quali hanno oggi deciso di riunirsi in cooperativa e, con il supporto di Legacoop Bologna e Legacoop Produzione e Servizi, di provare a proseguire.
A fronte della capitalizzazione espressa dai soci lavoratori, Coopfond entrerà per 7 anni nel capitale della neonata cooperativa. L’attività sarà focalizzata sulla pressofusione di leghe leggere per la realizzazione di manufatti in alluminio. Tramite l’officina la cooperativa sarà in grado di realizzare anche lavorazioni meccaniche di finitura ed interventi di manutenzione, in due stabilimenti: a Porretta e a Marano di Gaggio Montano. La produzione si rivolgerà prevalentemente al mercato nazionale, con obiettivi di espansione all’estero.
Nel piano un ruolo strategico è rivestito, pertanto, dagli investimenti, in gran parte non procrastinabili e necessari a garantire il riposizionamento competitivo e la sicurezza del lavoro. Gli stessi consentiranno un recupero della produttività e della qualità quindi della marginalità complessiva, l’ottimizzazione dei costi (in particolare lavoro) e la riduzione dell’incidenza degli scarti e delle rese su vendite.

