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Il 66% dei WBO sostenuti dal 2008 da Coopfond è ancora in pista

Due su tre ce la fanno. E non è poco, se si pensa che l’impresa che tentano – ovvero far ripartire un’azienda fallita o sull’orlo della liquidazione – non è mai semplice. Lo ha raccontato Gianluigi Granero di Coopfond, spiegando l’attività del Fondo per i workers buyout, durante il seminario “Il difficile volo del calabrone delle imprese rigenerate dai lavoratori, tra democrazia economica ed esigenze di gestione aziendale” organizzato il 26 gennaio a Bologna da Legacoop Produzione & Servizi e ManagerItalia Emilia-Romagna.

 

“L’evento – spiega Francesca Montalti, responsabile delle cooperative industriali per Legacoop Produzione & Servizi – parte dalla necessità di costruire una relazione più strutturata con il mondo dei manager in grado di sostenere lo sforzo di costruzione di nuovi progetti di WBO, sia da crisi di impresa sia da passaggio generazionale, laddove occorra integrare il patrimonio di competenze gestionali di partenza esistenti all’interno delle cooperative. Una rete di manager consapevoli ed informata sul processo e sulle opportunità legate allo sviluppo di WBO può, inoltre, in prospettiva, rivelarsi utile nello scouting di nuovi progetti da valutare in chiave di fattibilità e di successivo accompagnamento”.

 

Dal 2008 Coopfond ha sostenuto 68 workers buyout – ha raccontato Gianluigi Granero nel corso della mattinata – investendo complessivamente 22,6 milioni di euro (13 in partecipazioni temporanee e 9,6 in finanziamenti). Un’attività che, grazie al coraggio e all’impegno di 1.480 soci, ha permesso di salvare da subito 1.740 posti di lavoro, senza contare le assunzioni che strada facendo ogni cooperativa è riuscita a mettere a segno.

 

Le uniche sette regioni che non hanno registrato operazioni di questo tipo sono Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Puglia e Basilicata. Tra le altre spiccano Emilia-Romagna (25) e Toscana (12), seguite da Veneto (8) e Umbria (5). Alto, come si accennava, l’indice di sopravvivenza: ad oggi, delle 68 operazioni avviate, il 66% è riuscito a rimanere in attività, registrando spesso anche una crescita di fatturato e occupazione.

 

 

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