Ceramiche Noi, al lavoro prima dell’alba per risparmiare energia

Ceramiche Noi, al lavoro prima dell’alba per risparmiare energia

“Sorge un sole feroce dietro i monti dell’alto Tevere, mentre da un capannone con la scritta «Noi» si spande già sui campi di tabacco un ronzio meccanico. È il suono di una macchina che divora gas e elettricità e restituisce 450 piatti di ceramica all’ora nelle mani sapienti di sette donne sedute in fondo a un nastro automatico. Sono lì da prima dell’alba, concentrate, vigili, nessuna traccia di sonno sui loro volti. Le sette operaie raccolgono i pezzi di ceramica ancora caldi e, con una rapidità e precisione che si impara solo in lunghi anni, sistemano le decalcomanie fino a farne uscire i piatti più belli del mondo. Li preparano per lo shopping del lusso a San Francisco, Dubai, Sidney, Kuwait City, dove si vendono con marchi di fama globale a prezzi di venti o trenta volte il costo di produzione. L’imballaggio si farà tra poco in un altro angolo del capannone, in orari modificati e centellinati perché il sole inondi in pieno le finestre il più a lungo possibile e si possa limitare così il tempo in cui i neon restano accesi”. Inizia così il lungo articolo che il 20 agosto il vicedirettore Filippo Fubini ha dedicato sul Corriere della Sera alle decisioni messe in atto dal workers buyout Ceramiche Noi, sostenuto anche da Coopfond, per far fronte al caro energia.

 

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