Raccontano le cronache che, mentre dalle ceneri dell’Ora Acciaio nasceva Ora Office (eravamo nel 2016), il presidente della nuova cooperativa, Fabio Gobbi, piangeva. Forse era stata troppa l’emozione, per essere riusciti a salvare un’azienda che, nata nel 1960, aveva rischiato di morire, a causa della crisi economica scoppiata nel 2008. Un workers buyout sostenuto, anche in questo caso, da Coopfond, con l’ingresso nel capitale sociale a dare ancor più consistenza allo sforzo compiuto dai soci.
“Per la verità – racconta Gobbi – la nostra azienda è stata fondata addirittura nel 1936 e, nell’immediato dopoguerra, si è specializzata nella produzione di mobili e accessori destinati a scuole, enti pubblici e comunità. Solo con l’apertura dello stabilimento di Pomezia, nel 1960, ha preso il nome di Ora Acciaio, indirizzando la propria attività verso lo studio e la produzione di mobili per ufficio e pareti attrezzate e divisorie, fino a raggiungere una rilevanza nazionale e internazionale. Una storia lunghissima, costellata di premi e riconoscimenti, che né io né gli altri ventiquattro soci volevamo che finisse. Per questo, mi sono venute le lacrime agli occhi”.
Oggi, lo stabilimento della Ora Office si estende, nel suo complesso, su una superficie di 20.000 mq., compresi i magazzini e gli uffici, e impiega 25 soci lavoratori che, entro la fine del 2017, potrebbero diventare anche 45 (un numero lontano ma non lontanissimo da quegli ottanta dipendenti che l’azienda accoglieva non più di qualche anno fa). Soci che, lo dice ancora Gobbi, “hanno sempre amato, dal primo all’ultimo, il proprio lavoro e non potevano certo permettere che si disperdesse un tale patrimonio di conoscenze, fatto di accorgimenti tecnologici e sapienza artigianale”.
Una miscela, si può aggiungere, che è un po’ il tratto distintivo di quel made in Italy di cui la Ora Office è, da anni, una dei sicuri alfieri. Come dimostra il successo internazionale dell’azienda di Pomezia, soprattutto nei mercati dell’Europa orientale e dei Paesi arabi. Successo che dovrebbe portare la cooperativa a raggiungere, per il 2017, l’obiettivo che Gobbi e compagni si sono prefissati: arrivare a cinque milioni di euro di fatturato. Il tempo delle lacrime sembra finito. Adesso, come diceva il poeta, “è tempo di rinascere”.
