Una cooperativa che vende farmaci.
Chi l’avrebbe mai detto?
Eppure dal 2011, anno della sua nascita, quella di Fenix Pharma è stata una cavalcata inarrestabile (anche se non sono mancati i momenti di difficoltà…).
Cinque ex manager che provano, con successo, a costruirsi un’azienda propria senza più dipendere dalle scelte strategiche fatte altrove, magari da una multinazionale (in questo caso, la Warner Chilcott, azienda farmaceutica americana, decisa a dismettere tutte le attività in Europa e a “mandare a casa” 160 lavoratori), per creare “una società di persone”.
“Una cooperativa, insomma, in grado di valorizzare le esperienze, le professionalità, le persone – come dice Salvatore Manfredi, uno di quei cinque manager, oggi presidente di Fenix Pharma – dove l’impresa fosse uno strumento capace di generare ricchezza per i soci e non per ‘pochi’ azionisti di riferimento e nella quale ognuno potesse diventare responsabile del successo generale”.
L’inizio difficile, l’acquisizione del primo prodotto, le prime scorte; per poi arrivare a costruire pian piano un listino di farmaci, integratori e medical devices.
Questo, il cammino della cooperativa, “in un mercato molto competitivo come quello farmaceutico in cui, se si vuole sopravvivere, bisogna raggiungere volumi di vendita elevati”, per dirla ancora con le parole di Manfredi.
La Fenix Pharma c’è riuscita alla grande: 90 persone sparse su tutto il territorio nazionale (dipendenti e agenti commerciali), 46 soci lavoratori, un fatturato (tra operazioni ordinarie e straordinarie) che supera gli 8 milioni di euro.
E, soprattutto, la voglia di svilupparsi ancora, immaginando partnership con importanti aziende del settore e “sconfinamenti” all’estero.
Quei cinque manager non avranno cambiato il mondo, come volevano fare “gli amici al bar” di Gino Paoli, ma certo di strada, dal 2011, ne hanno fatta molta.
Gli scogli da superare, la forza della cooperazione
