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“Sostenibilità: non bastano le regole per limitare i danni, serve un nuovo modello d’impresa”

Troppo timide. Così sono le nuove regole europee sulla sostenibilità secondo Erinch Sahan, responsabile imprese dell’Action Lab della Doughnut Economics, intervenuto oggi alla presentazione del secondo Bilancio di sostenibilità di Coopfond. “I leader delle politiche europee – ha spiegato – non sono sufficientemente ambiziosi perché stanno guardando solo a minimi cambiamenti per evitare alcuni danni”. La sfida invece è riprogettare le imprese in modo radicalmente diverso, un impegno per il quale la cooperazione può e deve giocare un ruolo fondamentale.

 

L’iniziativa di oggi fa parte di un percorso avviato dal Fondo mutualistico di Legacoop per aggiornare la propria missione in relazione alla sostenibilità. “Vogliamo orientare – ha spiegato il direttore generale Simone Gamberini – le nostre scelte di portafoglio verso le iniziative cooperative più meritevoli ma anche aiutare le nostre imprese ad iniziare a misurare e raccontare l’impatto delle proprie attività, in modo affidabile e comprensibile a tutti per rendere evidente che fare economia con una forma di impresa che privilegia il lavoro e l’utilità verso le persone ed il pianeta è possibile e utile per noi tutti”.

 

L’iniziativa  “Sostenibilità: il movimento cooperativo per il futuro” si è aperta con la presentazione del Bilancio di sostenibilità di Coopfond  – che tra l’altro classifica gli impieghi in base agli SDGs, prosegue la classificazione del portafoglio rispetto all’impatto, introduce il rating di sostenibilità – ed è proseguito con un confronto a più voci, che ha visto gli interventi di Anna Fasano, presidente di Banca Etica; del climatologo Luca Mercalli; di Pier Mario Barzaghi, partner KPMG IMPACT e membro di European Project Task Force di EFRAG e di Erinch Sahan, responsabile imprese dell’Action Lab della Doughnut Economics, la teoria  elaborata dall’economista Kate Raworth.

 

La Doughnut Economics – ovvero l’economia della ciambella – vuole essere, ha spiegato, una “bussola per la prosperità umana per il 21° secolo”. La ‘ciambella’ sono due cerchi concentrici che suddividono lo spazio in tre aree. Il buco all’interno è il vuoto dove sta chi non raggiunge gli standard minimi di reddito, istruzione, assistenza sanitaria, possibilità di alloggio, cibo, accesso ad acqua e aria pulite. La ciambella vera e propria è la quota di chi quelle risorse le ha, e le usa, senza sprechi e danni eccessivi per l’ambiente. Oltre il bordo esterno si finisce invece per consumare in eccesso rispetto a quello che si ha a disposizione, danneggiando quindi la terra nel suo complesso.

 

Sahan ha spiegato che “In questo percorso le cooperative devono fare due cose: innovare per realizzare il proprio potenziale in nuovi settori e nuovi modelli, perché abbiamo bisogno di nuove energie nel movimento e devono parlare di più del proprio modello di impresa, non solo dei principi. L’economia dominante conferisce il 100% del potere al capitale, e questo sta distruggendo il pianeta e la società. Il movimento cooperativo ha fantastici modelli da proporre e nel farlo dobbiamo essere aperti, innovativi e freschi. Insieme dobbiamo riprogettare le imprese nei rapporti di governance, negli schemi proprietari, nelle fonti finanziarie e negli scopi”.

 

A rendere necessaria questa radicale inversione di tendenza è l’aumento delle disuguaglianze, ma anche l’emergenza ambientale. “Se l’Accordo di Parigi non sarà rispettato al più presto – ha spiegato il climatologo Luca Mercalli nel corso della mattinata – ci aspetta un aumento termico globale fino a 5 gradi entro fine secolo, più ondate di calore africano, desertificazione e siccità, incendi boschivi, eventi estremi, alluvioni, tempeste più frequenti, e un aumento del livello del mare di oltre un metro. Perdite di produzione agricola, danni alle infrastrutture e alle persone e migrazioni epocali. La possibilità di ridurre i danni esiste ancora, ma richiede uno sforzo rapido e imponente e un ripensamento della crescita economica che non può essere considerata infinita in un mondo dalle dimensioni limitate”.

 

“Se non vogliamo subire il cambiamento – ha spiegato Anna Fasano, presidente di Banca Etica – dobbiamo guidarlo e per farlo anche la rendicontazione non può essere fatta soltanto di valutazioni ex post, ma implica costruire strategie, obiettivi e performance sulla base di una sostenibilità integrata. La collaborazione e sinergia con Coopfond in questo percorso è preziosa perché luogo di costruzione di nuovi modelli e di supporto formativo e strategico”. “Servono modelli per misurare che cos’è la creazione di valore al di là degli aspetti economico-finanziari – ha sintetizzato Pier Mario Barzaghi di KPMG IMPACT – ma rendicontare senza programmare sarebbe un dramma. Ben venga dunque il rating di sostenibilità che Coopfond sta sperimentando e che realizza una fondamentale attività di indirizzo dell’attività aziendale”.

 

“La normativa in lavorazione – ha concluso il presidente di Coopfond e Legacoop nazionale Mauro Lusetti – prevede l’obbligo per le imprese di raccontare le proprie prestazioni in termini di impatto ambientale ed ecologico ed è certamente una buona notizia perché orienterà sempre di più l’agire economico delle imprese. Ma le politiche, quando fatte bene, devono trascinare le imprese e gli imprenditori a un modo diverso di fare impresa e non a un modo diverso di compilare documenti di rendicontazione, perché il modo in cui si è fatto impresa fino ad oggi non ha certo contribuito alla tutela del pianeta o al supporto alle persone nei loro bisogni essenziali”.

 

Guarda il video integrale del workshop

 

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