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Next Elettronica, la Direzione di Legacoop Calabria ‘trasloca’ nella sede del wbo

La Calabria, quella che si rimbocca le maniche, sta tutta nell’impianto della Next elettronica, impresa cooperativa di 16 soci lavoratori. Donne e uomini che non si sono rassegnati alle logiche del mercato e le hanno capovolte, diventando imprenditori di sè stessi grazie anche al sostegno di Coopfond, per recuperare know how e professionalità, restituendo ricadute socio-economiche positive al territorio che li ha accolti.

A raccontare questa esperienza, alcuni dei protagonisti istituzionali di questo percorso che ha reso la Next elettronica la prima impresa workers buyout in Calabria. Per questo, Legacoop Calabria, presieduta da Lorenzo Sibio, il 7 luglio ha voluto tenere nella sede dell’impresa di Piano Lago la riunione della direzione regionale.

“Abbiamo un potenziale nel nostro know how e nelle risorse umane che rappresentano il nostro valore aggiunto – ha detto presidente di Next Elettronica, Pietro Aiuola – Siamo tenuti a far bene, non possiamo deludere le aspettative per tutto quello che si è fatto e si sta facendo”.

“Abbiamo lavorato tanto assieme ai lavoratori e alle articolazioni territoriali dell’associazione – ha spiegato Francesca Montalti di Legacoop Produzione & Servizi – le difficoltà sono state tante, legate soprattutto alla macchina burocratica, che complicano la fase di start up. Per questo è importante raccontare il nostro percorso alla presenza delle istituzioni, per creare le condizioni di superare gli ostacoli e sostenere quanti vogliono puntare e credere in questo modello”.

Anche con la scelta di tenere la direzione regionale nella sede di Next Elettronica, Legacoop racconta “la voglia di resistere e di riscatto che sfida la burocrazia e gli ostacoli”, ha spiegato il presidente Mauro Lusetti in conclusione. “Il modello dei WBO può essere la risposta: recuperare le imprese in crisi e fallite può essere una delle possibilità che abbiamo per avere speranza nel futuro, dimostra che una strada alternativa alla chiusura c’è, piuttosto che diventare persone sostenute dallo Stato. Si tratta di un progetto di vita – ha concluso – e la cooperazione fa la propria parte fornendo gli strumenti per crederci e diventare esempi di buone pratiche”.

 

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