Pescatori di Goro, 600 ettari di acquacoltura sostenibile

Pescatori di Goro, 600 ettari di acquacoltura sostenibile

“Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso”. Vivono ogni giorno queste parole del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset anche i 585 soci lavoratori del Consorzio Pescatori di Goro (Copego). Sì, perche la cooperativa di Goro, nel ferrarese, sostenuta storicamente da Coopfond, rappresenta forse uno dei casi più emblematici di come il settore della pesca abbia fortemente introiettato i paradigmi della sostenibilità ambientale.

 

“Nell’ambito del settore in cui operiamo, quello della molluschicoltura, noi proponiamo – spiega il presidente del Copego Massimo Genari – un metodo di allevamento molto naturale. Le vongole veraci si alimentano, infatti, di microalghe già presenti nell’acqua. Inoltre, utilizzando delle draghe idrauliche, abbiamo anche scavato alcuni canali per migliorare l’idrodinamicità dell’acqua e rendere più salubre la sacca di Goro, centro della nostra attività”.

 

Nata nel 1970, la cooperativa emiliana, che oggi può contare su 67 dipendenti e opera sia in Italia sia all’estero, affonda le sue radici negli anni Trenta, quando i pescatori di Goro decisero di unirsi per gestire al meglio la loro attività. La svolta per il Copego arrivò qualche anno dopo la nascita, nel momento in cui il Consorzio scelse di intraprendere una collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, che portò ad una serie di sperimentazioni, legate alla riproduzione dei molluschi, destinate a dare il via all’allevamento di cozze e di vongole veraci.

 

Si trattò senza dubbio di una scelta vincente, che ha permesso alla cooperativa di Goro di acquisire col tempo una posizione di leadership nel settore della molluschicoltura, come conferma il fatturato generato solo nell’ultimo anno, pari a 58 milioni di euro. “Nel tempo – dice ancora il presidente Genari – abbiamo acquisito una sempre maggiore specializzazione, arrivando a creare un avanzato sistema di acquacoltura sostenibile. Oggi gestiamo tutte le fasi della filiera (raccolta, confezionamento, produzione e commercializzazione) e la nostra attività si svolge su 600 ettari di allevamenti di vongole veraci e su oltre mille ettari di allevamenti di mitili”.

 

Il tutto con un occhio sempre attento alla salute del consumatore. Basti pensare che il Consorzio si avvale, da molti anni, di un laboratorio microbiologico che verifica la qualità delle materie prime e realizza analisi chimiche; o ancora, all’investimento fatto per lo Stabulario: un impianto per la depurazione del prodotto (uno dei più grandi d’Europa), attivo sin dal 1976.

 

“L’attenzione che mettiamo nel salvaguardare la salute del consumatore e l’ambiente – conclude Genari – è massima. Lo dimostrano lo Stabulario e le tante iniziative green che abbiamo messo in campo. Penso, ad esempio, alla promozione, durante il periodo estivo, dell’operazione che vede tutti i nostri soci impegnati a raccogliere dai fondali le alghe che si accumulano; o, ancora, al lavoro svolto per ridurre l’inquinamento legato al funzionamento dei barchini da pesca, facendo uscire, nella stagione invernale, solo la metà dei pescatori. Fino ad arrivare, se guardiamo poi alla fase della commercializzazione, allo sviluppo di una nuova filiera di confezionamento dei molluschi vivi, attraverso un sistema di packaging sottovuoto in termo sigillatura, che sottraendo l’aria elimina gli elementi inquinanti e inibisce l’attività dei microrganismi aerobici”.

 

 

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