“La magia è credere in noi stessi. Se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa”, scriveva Goethe. Lo sanno bene i 51 soci della cooperativa WBO Italcables, nata a Caivano nel 2015, con la finalità di rilevare, grazie ad un progetto di workers buyout, lo stabilimento industriale (chiuso con un mercato ancora attivo e una lista di ordini da evadere) di proprietà della Italcables S.p.a. Una società portoghese che, a partire dagli anni Settanta, ha assunto via via un ruolo di primo piano, in Italia e all’estero, nella produzione di fili, trecce e trefoli per il cemento armato precompresso, destinati alla realizzazione di elementi prefabbricati e di viadotti, ponti, dighe e gallerie. I lavoratori della Italcables hanno lottato con le unghie e con i denti; sono saliti sui tetti più alti della fabbrica; hanno tentato in tutti i modi di far sentire la loro voce. Ma poi hanno capito una cosa: che nessun cavaliere bianco sarebbe venuto a salvarli. Allora, si sono rimboccati le maniche e – per dirla con le parole di Matteo Potenzieri, presidente della WBO Italcables – “abbiamo deciso di andare avanti da soli, difendendo la fabbrica con tutta la nostra forza, presidiandola giorno e notte per due anni. Due anni in cui abbiamo cercato la strada per vincere la nostra battaglia e continuare a svolgere il lavoro di sempre. Fino all’incontro, per noi decisivo, con la Legacoop Campania”. Il resto è storia recente: il taglio del nastro alla presenza del Ministro del lavoro Giuliano Poletti; le macchine ripristinate al 50%; i primi ordinativi inviati in America, Europa e Nord Italia; le previsioni che puntano a nuove assunzioni. Il tutto grazie alla caparbietà dei soci della cooperativa campana, la cui vicenda è stata raccontata anche in un libro scritto da Angelo Mastrandrea. Il titolo scelto, non poteva essere più eloquente: “Lavoro senza padroni”.
Intervista a Raimondo Liberatore
