
- Viaggi Solidali ha cominciato ad occuparsi di turismo responsabile quando nessuno ne parlava. In questo senso, siete stati dei precursori…
Quando, nel 1999, dicevamo di voler dar vita ad un tour operator esclusivamente legato al turismo responsabile, molti ci prendevano per dei pazzi o per degli illusi che avrebbero presto visto fallire il loro sogno. Fare turismo responsabile sembrava una follia per una piccola nicchia ethical-chic. Oggi, non si parla d’altro che di turismo esperienziale, vacanze che siano anche e soprattutto un momento d’incontro il più possibile reale con persone di altre culture. Il turismo responsabile, in cui abbiamo sempre creduto, è diventato di moda. Essere dei precursori fa un po’ parte del Dna della cooperativa e siamo contenti di aver aperto la strada al turismo sostenibile nel nostro Paese.
- Anche l’esperienza legata a Migrantour, partita nel 2010, sembra dimostrare la vostra lungimiranza…
Abbiamo ritenuto che fosse possibile far incontrare persone di diverse culture anche nelle nostre città, nei quartieri interculturali che ne hanno trasformato il volto. In un’epoca in cui tutti parlano di storytelling, abbiamo pensato: “Chi meglio dei migranti di oggi, che vengono da queste culture lontane, ce le può raccontare?”. Così sono nati i Migrantour, in cui le nostre guide migranti raccontano le tante culture che convivono nei quartieri di molte città italiane, anticipando in qualche misura l’esperienza di viaggio che i nostri clienti faranno dall’altra parte del mondo.
- Viaggi Solidali ha sviluppato, in questi anni, un rapporto privilegiato con le scuole. Ce ne vuole parlare?
Il lavoro con le scuole è forse quello che ci dà più soddisfazione. Purtroppo il tema delle migrazioni è diventato di grande attualità pure nelle nostre scuole, dove più della metà delle classi è composta da ragazzi che affondano le proprie radici in culture anche molto lontane. Non è facile, per questi ragazzi, avere delle relazioni con i loro compagni, che spesso li considerano “diversi”. Nei quartieri interculturali i ruoli si ribaltano ed è bello vedere i “diversi” che si trasformano in protagonisti, capaci di raccontare la propria cultura ai compagni. Ogni anno sono migliaia gli studenti che partecipano ai nostri incontri. Incontri che servono per vedere, sotto un’altra luce, quelle diversità che cerchiamo di scoprire quando facciamo i turisti e che ci spaventano quando le incontriamo sotto casa nostra.
- Alla luce di quanto detto finora, quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Speriamo, come cooperativa, che l’esperienza legata al turismo responsabile coinvolga il maggior numero di persone. Per noi il turismo deve soddisfare la sete di conoscenza e vogliamo che i nostri clienti si sentano sempre di più viaggiatori e non turisti, anche quando visitano la propria città. Ogni giorno lavoriamo per questo e continueremo a farlo.
- A conclusione di questa breve chiacchierata, ci resta una curiosità. Cosa ha significato per un tour operator come Viaggi Solidali, tenendo conto del contesto in cui si trova ad operare, essere una cooperativa?
Quando abbiamo deciso di darci una forma giuridica che rispecchiasse la collegialità delle decisioni e la nostra voglia di solidarietà (parola che viene richiamata anche nel nostro nome), la forma cooperativa ci è sembrata l’unica che tenesse in considerazione i criteri di uguaglianza e il rispetto reciproco che stanno alla base del nostro modus operandi. E, sulla falsariga di quanto succede nel mondo del commercio equo, abbiamo scelto di essere una cooperativa sociale di tipo A, perché i beneficiari delle attività turistiche che organizziamo (le comunità ospitanti) sono spesso in condizioni svantaggiate.
