Coopfond racconta con Riabitare l’Italia il potenziale dei giovani nelle aree interne

Coopfond racconta con Riabitare l’Italia il potenziale dei giovani nelle aree interne

Non è vero che i giovani vogliono fuggire dalle aree interne. Il 67% è orientato a rimanere nelle aree interne in cui vive. Lo racconta “Giovani Dentro”, un progetto di ricerca che indaga la realtà e le prospettive della popolazione 18-39 anni che vive o proviene dalle aree interne italiane, portato avanti da Riabitare l’Italia con il sostegno di Coopfond. Il progetto della durata di un anno ha coinvolto circa 3300 cittadini abitanti o provenienti dai territori interni del paese.

 

“Lo studio sostenuto da Coopfond – commenta il presidente Mauro Lusetti in un ampio servizio che il settimanale Buone Notizie del Corriere della Sera dedica nell’ultimo numero alla ricerca – racconta una realtà molto diversa dai luoghi comuni che spesso circolano sia sui giovani sia sulle aree interne. Parla di un desiderio maggioritario di restare, non di fuggire, e di costruire nel luogo in cui si è nati e cresciuti il proprio futuro. È una volontà che conosciamo bene e che vediamo all’opera in tante cooperative di comunità che nascono in tutto il Paese, dalle Madonie alle Alpi piemontesi. È una sfida importante, che non si può vincere da soli. Serve che il sistema pubblico faccia la propria parte, ma soprattutto serve unire le forze tra chi è mosso da questo desiderio perché da soli non è possibile, ma insieme è possibile trovare le energie per cambiare noi per primi le cose, anche per convincere – ad esempio – gli operatori della telefonia a portare la fibra, necessaria per lavorare. Credo sia una bella lezione per il nostro Paese alle prese con le sfide di una ripartenza che cooperando possiamo trasformare in una grande occasione di miglioramento per un’economia più equa e sostenibile”.

 

Il 70% degli intervistati ha terminato gli studi e il 65% è entrato nel mondo del lavoro. Il 54% dei soggetti intervistati ha trascorso del tempo fuori dal proprio comune in cui vive abitualmente per esperienze di lavoro (di cui il 44% in Italia mentre circa il 10% all’estero), che sono durate più di un anno per il 42% dei rispondenti. Il 41 % degli intervistati ha frequentato o sta frequentando l’università.  Il 67,2% degli intervistati è entrato nel mondo del lavoro. I settori di impiego prevalenti sono in ordine: servizi di mercato; istruzione, sanità, poco presente l’agricoltura (3,9%).

 

Complessivamente il 42 % del campione ha un lavoro a tempo indeterminato. La percentuale di chi ha un lavoro a tempo indeterminato è più alta considerando i giovani del nord (ovest e est) mentre è più bassa considerano i giovani di sud e isole. Bassa la quota di giovani che ha avviato una propria attività imprenditoriale.

 

La metà dei rispondenti (52,5%) non è pendolare. Il 50% dei rispondenti si sposta al di fuori del proprio comune per poter svolgere le seguenti attività: acquisti e shopping, cinema e teatro e il 40% per raggiungere servizi Sanitari e Servizi pubblici vari.

Tra le principali motivazioni per scegliere un lavoro in agricoltura ci sono in ordine: il desiderio di contatto con gli animali e la natura e la continuazione di un’attività familiare.

 

Il 67% è orientato a rimanere nelle aree interne in cui vive. Circa la metà dei rispondenti vorrebbe restare nel luogo in cui vive e pianificare lì la propria vita, il 12% vorrebbe invece vivere e lavorare altrove e ha in programma di partire.  Tra le principali motivazioni a restare ci sono il forte legame con la comunità (65 %), la possibilità di contatti sociali più gratificanti (68%) e la migliore qualità della vita (79%). Per ciascuno di questi motivi il sud e le isole hanno percentuali più alte.

 

I soggetti che vogliono restare e pianificare la loro vita nel luogo in cui abitano, sono quelli che hanno raggiunto le loro principali tappe di vita. In particolare, hanno terminato gli studi e sono entrati nel mondo del lavoro, trovando un impiego a tempo indeterminato o a tempo determinato e sono andati a vivere in una casa indipendente dal proprio nucleo familiare.

 

I soggetti che vogliono vivere altrove e hanno in programma di partire sono i giovani che rientrano tra i 18-29 anni e vivono prevalentemente nelle Isole, hanno un lavoro temporaneo o svolgono collaborazioni volontarie e vivono anche in una seconda località.

 

A questa analisi statisticamente rilevante “Giovani Dentro” ha poi affiancato un sondaggio somministrato tramite piattaforma Survey Monkey a soggetti selezionati tramite soggetti referenti delle aree interne coinvolti nello scouting e tramite autocandidatura attraverso i social network. In questa fase hanno partecipato all’indagine 300 ragazze e ragazzi delle 72 aree di sperimentazione nelle quali la Strategia Nazionale Aree Interne è stata implementata.

 

Il 20% degli intervistati è attualmente studente. I tre settori dove la maggior parte degli intervistati vorrebbe svolgere la propria attività, conclusi i propri studi sono: Agricoltura, Silvicoltura E Pesca (19.8%); Istruzione (12.5); Sanità e Assistenza Sociale (11.5%).

 

Il 33% dei rispondenti (45% tra i 30-39 anni) è imprenditore o libero professionista. Sia per gli uomini che per le donne l’attività principale è riconducibile all’imprenditorialità e libera professione.

 

Gli elementi più rilevanti che potrebbero migliorare la condizione lavorativa sono: Incentivi per l’avvio e l’innovazione d’impresa; Accesso al microcredito/credito agevolato e Sostegni alla genitorialità.

 

Se nella propria area di riferimento si ricevesse a disposizione un terreno in donazione, il 34% lo utilizzerebbe per produzione e autoconsumo e il 30% avvierebbe un’impresa agricola professionale.

 

Per il 53% dei rispondenti la principale fonte di reddito è il Reddito da lavoro svolto nell’area interna di riferimento. Per il 18% invece la principale fonte di reddito è reddito da lavoro svolto all’esterno dell’area di riferimento.

 

Più della metà dei rispondenti ritiene le proprie risorse economiche adeguate e il 30% le ritiene inadeguate.

 

Quasi l’80% ritiene di vivere in una comunità di cui si sente parte, caratterizzata da forti legami interpersonali tra i soggetti che la abitano. Il 30% ritiene invece di vivere in una comunità a cui non sente di appartenere.

 

Rispetto all’emergenza Covid, i fattori che hanno aiutato la comunià locale ad affrontare la pandemia sono stati: Disponibilità di un ambiente naturale incontaminato/ salubre (91%); Bassa densità abitativa (86%); Solidarietà tra i cittadini e Rapporti di vicinato (75%). Nelle regioni del nord sono stati rilevanti anche rete territoriale di servizi sanitari (60%) e solidarietà del sistema economico locale (60%).

 

Quasi il 40% dei rispondenti dichiara di avere abbastanza voce in merito alle decisioni che influenzano la propria comunità e lo sviluppo del proprio territorio. l nord la percentuale di chi sente di avere molta voce al riguardo (circa 33%), la percentuale che si attesta al 10% nelle regioni del sud.

 

 

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