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Fenix Pharma, l’azienda del farmaco rinata in cooperativa

È morta e rinata nel 2011, dalle ceneri di una multinazionale che dopo anni floridi allo scadere di alcune licenze aveva deciso di abbandonare l’Italia. Ed è rinata in forma cooperativa, grazie alla caparbietà di alcuni ex dipendenti – oggi soci – e al sostegno di Legacoop e del suo Fondo mutualistico, Coopfond. E la sua storia viene oggi raccontata sul numero di marzo 2021 da Forbes Italia. Ecco l’articolo integrale.

 

Come l’araba fenice risorge dalle proprie ceneri, così la cooperativa farmaceutica romana Fenix Pharma nasce da un gruppo di ex manager della Warner Chilcott, multinazionale nel settore del pharma, che nell’estate del 2011 ha deciso di chiudere le sue sedi in Europa, lasciando a casa centinaia di lavoratori.

Solo due anni prima, nel 2009, nel pieno della peggiore crisi finanziaria degli ultimi anni, la Warner Chilcott stava vivendo un periodo florido. Un accordo con Procter & Gamble per 3,1 miliardi prevedeva una sinergia con oltre 2.300 dipendenti. La crescita aveva portato l’azienda ad ampliare il proprio giro di affari anche oltreoceano, seppur con risultati non tanto soddisfacenti. In una conferenza stampa del 19 gennaio 2011, l’azienda aveva anche rassicurato i propri dipendenti sul loro destino con una nota: “Non ci sono elementi di preoccupazione che riguardano aspetti occupazionali, salvo imprevisti di grossa entità che esulano dalle previsioni aziendali”. Quelle ‘grosse entità’ alla fine si concretizzarono e la decisione arrivò incontrovertibile: i tagli al personale ammontarono a 500, di cui 131 nella succursale italiana a Roma, con sede in zona Eur.

Per niente scoraggiati, cinque ex manager dell’azienda, concentrarono le loro forze nella (ri)nascita di qualcosa di nuovo. Tra di loro c’era anche l’attuale amministratore delegato di Fenix Pharma, il 61enne Salvatore Manfredi. Con un passato da informatore medico scientifico, svolse nel tempo svariati ruoli in ambito healthcare fino a ricoprire la carica di marketing planning manager in Procter & Gamble Pharmaceuticals prima dell’acquisizione di quest’ultima da parte di Warner Chilcott. Anche se il 2011 si rivelò nefasto per i dipendenti della big pharma, Manfredi con gli altri ex colleghi, diede forma a quella che poi diventerà la Fenix Pharma. “I colleghi e le persone con cui ero in contatto mi chiamarono e mi chiesero se potevamo trovare una soluzione di aggregazione nuova. Fu così che decidemmo di costruire un’azienda ex novo. Siamo ripartiti da zero: di fatto era una vera e propria startup”.

La neo azienda si orientò ben presto verso la commercializzazione di prodotti farmaceutici generici, integratori e dispositivi medici, attraverso una rete di informazione scientifica farmaceutica. Ma l’innovazione vera di Fenix Pharma, che all’epoca contava già 41 soci lavoratori, sette impiegati e 52 agenti commerciali distribuiti in tutta Italia, risiedeva nella particolare formula costitutiva con cui i fondatori hanno voluto ricominciare: la cooperativa farmaceutica. “Una formula che, nel nostro ambito, non esisteva prima di noi, a meno che non si parli di cooperative di farmacie nel senso puro”, puntualizza Manfredi. “L’idea era pioneristica. Siamo tuttora gli unici che perseguono i loro obiettivi in una forma così atipica”.

A distanza di tempo il successo è confermato dai numeri. L’azienda ha fatto registrare, in questi anni, una crescita costante, anche attraverso l’adozione di un modello di business misto che prevede sia lo sviluppo dei prodotti di proprietà che dei prodotti promossi per conto di un partner di lungo periodo.

Il fatturato sviluppato, nell’insieme dei prodotti propri e dei prodotti oggetto di partnership, nel 2019 è stato, di oltre 10 milioni di euro. Eppure all’inizio non è stato facile. “Sarebbe stato più semplice e snello creare una srl con una rete di agenti commerciali, pagati a provvigioni, risultando così sempre in attivo”, ammette Manfredi. “E invece, scommettere su una cooperativa, con 50 dipendenti a contratto nazionale, costringe a ripensare ogni componente dell’azienda non solo in chiave di fatturato”. Insomma, Manfredi è certo di questo, chi fonda una cooperativa lo fa partendo da presupposti valoriali diversi, “come quello di essere affiatati e vivere serenamente con le persone con cui si è scelto di fare un percorso professionale”. Valori che esulano dal mero profitto, ma vertono intorno alla creazione di un microcosmo aziendale equilibrato.

E il modello sembra essere vincente anche in un’ottica di lungo termine. Secondo il rapporto Istat-Euricse dell’aprile del 2019, il modello cooperativo raggiungeva le 60mila unità in Italia. Dalla ricerca emerge che questa tipologia di impresa non rappresenta più una nicchia, ma una fetta importante dell’economia italiana. Le cooperative danno infatti lavoro a circa 1,2 milioni di lavoratori, che rappresentano il 7,1% dei lavoratori occupati complessivi nelle imprese, e generano un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro. Un unicum sul piano delle pari opportunità. Il 52% dei lavoratori dipendenti all’interno delle cooperative è composta da donne e in più di otto casi su dieci hanno un contratto a tempo indeterminato. Negli ultimi 12 mesi però il tessuto delle cooperative ha inevitabilmente risentito dell’impatto del Covid.

E anche per una realtà farmaceutica come Fenix Pharma è stato un anno difficile. “Il nostro core business è rappresentato da integratori e dispositivi medici che in epoca di difficoltà come quella attuale non sono ritenuti dei prodotti essenziali”, spiega Manfredi. “Ma siamo comunque riusciti a difenderci bene chiudendo il 2020 in positivo”.

Il futuro per Fenix Pharma è tutta una corsa verso l’obiettivo di aumentare le properties farmaceutiche nei prossimi tre anni, con nuove acquisizioni, ampliando l’offerta di integratori e dispositivi medici, con la promessa di lanciarne almeno due ogni anno. “Vorremmo anche investire in aree diverse dalle attuali, tramite l’acquisizione di prodotti, nell’ottica di espandere le possibilità di sviluppo, consolidando l’auto-sostenibilità della cooperativa”. Senza tralasciare il consolidamento del presidio territoriale nazionale e l’inserimento di nuovi informatori scientifici del farmaco per allargare la compagine interna”

 

 

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