Beni confiscati e cooperazione: un binomio che con gli anni è diventato sempre più solido e che ora bisogna evitare di disperdere. È questo il messaggio principale della giornata “No Mafia” organizzata da Legacoop Sicilia a Palermo presso il museo archeologico regionale Antonio Salinas e a cui ha partecipato il direttore generale di Coopfond Simone Gamberini, ricordando tra l’altro il ruolo giocato dal Fondo mutualistico.
Nei percorsi di crescita nella legalità un ruolo importante è stato giocato da Coopfond: al di là delle consulenze specialistiche, legali e amministrative, per fare decollare un’impresa serve la liquidità che spesso i soci cooperatori non sono in grado di assicurare. Nel 2005 quindi Coopfond – ha ricordato Gamberini – inizia ad erogare contributi a fondo perduto per le nuove strutture. Quindici in tutto, e prevalentemente in Sicilia, alle quali è stato erogato complessivamente un milione di euro.
“Successivamente – ha ricordato il direttore generale di Coopfond – il sostegno alle coop e ai consorzi affidatari dei beni confiscati è stata indirizzata verso la capitalizzazione come socio sovventore». Una iniziativa che di recente ha interessato molti workers buyout, ovvero le “imprese recuperate” grazie alle cooperative nate per iniziativa di dipendenti che rilevano l’azienda – o un ramo di essa – e riescono in questo modo a mantenere un’attività produttiva, altrimenti destinata alla chiusura, e il proprio posto di lavoro.
Nel corso del convegno sono emersi diversi esempi concreti in cui grazie alla cooperazione i beni e le imprese oggetto di confisca sono diventati esperienze di successo. Le testimonianze dell’associazione Addiopizzo, della coop Geotrans, del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, dell’associazione Libera e della coop Progetto Olimpo, hanno tracciato, tra luci e ombre, le storie di attività imprenditoriali uniche, in cui la tenacia e la condivisione di valori da parte dei cooperatori ha fatto la differenza.
Adesso si tratta di andare oltre la rivoluzionaria legge che ha permesso l’affidamento di aziende a cooperative sociali. Bisogna, in sostanza, evitare di disperdere le risorse e le competenze investite nel corso degli ultimi decenni nei beni sottratti alla criminalità organizzata. “La legge vigente prevede che i beni dati in affidamento alle coop, trascorsi 30 anni, debbano essere messi a bando. Presenteremo una proposta di legge che preveda bandi con premialità per gli attuali affidatari, così da non mortificare le prospettive di lavoro e i progetti di vita di tanti cooperatori” ha anticipato Filippo Parrino, presidente di Legacoop Sicilia.
I relatori della giornata sono stati tutti concordi nel sostenere che nulla deve essere cambiato nella legge che prevede il sequestro e la confisca dei beni appartenenti ai mafiosi, mentre possono essere migliorate le norme che riguardano i passaggi successivi dell’affidamento. Ritenendo prioritario salvaguardare lo spirito risarcitorio dell’idea di riuso sociale della legge 109 promossa da Libera, e che pertanto la possibilità di vendita debba rappresentare solamente un’ultima residuale opzione
“La confisca dei beni appartenuti alla criminalità organizzata – ha sottolineato Mauro Lusetti presidente nazionale di Legacoop, concludendo i lavori della mattinata – è uno strumento che fa bene alla società per diversi motivi. Non si tratta solo della restituzione di beni e risorse economiche alla collettività che sono state illecitamente accumulate, ma rappresenta un contributo concreto alla realizzazione di una economia trasparente. L’opacità del mercato, alimentata e fortemente perseguita dal malaffare della mafia, tarpa le ali alle imprese sane e ancora di più alle nostre cooperative che condividono principi etici e di comportamento ben al di sopra di qualsiasi norma”.

