Workers buyout. Ovvero le fabbriche salvate dagli ex dipendenti. Aziende ‘saltate’ con la crisi o in difficoltà ad esempio per mancanza di ricambio generazionale, che vengono rilevate dai lavoratori riuniti in cooperativa. Una storia che si è ripetuta tante volte nel nostro Paese, soprattutto in questi anni di crisi, quasi sempre grazie al sostegno di Coopfond. Ma come si arriva alla costituzione di un workers buyout e che ruolo può giocare il Fondo mutualistico di Legacoop? Ecco la risposta in sette mosse.
1. Un’impresa viene posta in liquidazione o fallisce, oppure conosce un momento di difficoltà ad esempio per la mancanza di un successore naturale del titolare.
2. I dipendenti – tutti o soltanto alcuni – possono riunirsi in cooperativa e rilevare i beni aziendali per proseguire o riavviare la produzione.
3. Il primo passo consiste nel prendere contatto con le strutture territoriali di Legacoop per valutare attentamente cosa comporta partecipare ad una cooperativa.
4. Devono poi essere valutate, insieme anche ai sindacati, le condizioni affinché l’operazione possa avere successo.
5. Se l’esito di questa prima verifica è positivo, per mettere la cooperativa in condizione di avviare l’attività i soci devono mettere a disposizione risparmi personali e/o il TFR e/o l’anticipo dell’indennità di mobilità.
6. Questo capitale può essere raddoppiato dal sostegno di Coopfond che – realizzata un’istruttoria – può intervenire concedendo un prestito o acquisendo pro tempore una partecipazione nella cooperativa.
7. I primi passi della nuova impresa possono essere sostenuti da Legacoop sia attraverso le altre strutture di sistema (CCFS, CFI, Cooperfidi…) sia mettendo a disposizione un sistema di relazioni con potenziali fornitori, partner e clienti e con il sistema creditizio.
