Ravenna, 7 agosto 2020 – Appena si entra a Stadera si capisce subito che non è un negozio come tutti gli altri. Questa impresa sostenuta dal programma Coopstartup di Coopfond, è infatti il primo esperimento di cooperativa di consumo autogestita in Romagna. In realtà è già qualcosa di più di un esperimento, se è vero che in pochi mesi è passata dai 21 a 250 soci.
“Il funzionamento di Stadera – spiega il presidente Enrico De – si rifà agli esempi di New York, Parigi e Bruxelles, che sono quelli di maggiore successo nel mondo. È una cooperativa di consumatori e i soci sono i proprietari della cooperativa, i clienti esclusivi e i gestori, perché intervengono nella conduzione quotidiana del negozio occupandosi della cassa, della sistemazione dei prodotti nelle scaffalature, nella ricezione della merce, della pulizia e dell’accoglienza dei clienti. In sostanza hanno 3 funzioni: clienti, proprietari e lavoratori volontari. In quest’ultima veste sono coinvolti per 2 ore e 45 minuti ogni 4 settimane, quindi 13 volte all’anno”.
Il funzionamento di Stadera – a cui ci si iscrivere versando una quota di 25 euro e accettando l’organizzazione in autogestione – richiama la prima cooperativa di consumo, fondata a Rochdale, ed è nata da un progetto di Enrico De Sanso, Andrea Mignozzi e Lia Zoli. Fondata a febbraio 2020 dopo essere stata premiata da Coopstartup, ha aperto ufficialmente a metà giugno a causa dell’emergenza sanitaria.
Un modello in cui i soci si riappropriano di una parte dell’attività legata al consumo, come spiega Andrea Mignozzi, “permette di abbattere i prezzi, perché i soci possono acquistare prodotti di qualità al 30% in meno, ma non solo. Il coinvolgimento nella vita della cooperativa è un momento di socialità collegato al consumo dei prodotti, cioè alla consapevolezza di come funziona questa attività. E la cittadinanza sta rispondendo molto bene: è un segnale che c’è voglia di fare comunità”.
Per una cooperativa come Stadera l’aspetto della partecipazione è ovviamente fondamentale, come ricorda il presidente: “Le decisioni vengono prese in assemblee convocate ogni tre mesi: inoltre sono previsti coordinamenti e gruppi operativi: è un’organizzazione orizzontale che permette di tenere insieme tutti i momenti dell’autogestione”. È a disposizione il servizio di e-commerce e la consegna in negozio.
“L’idea di questa esperienza – conclude il presidente De Sanso – nasce da una domanda: perché i prodotti sani, sostenibili e locali sono in genere impraticabili per un consumatore medio, o comunque hanno prezzi non per tutte le tasche? Abbiamo deciso di provare a proporli a co- sti accessibili: e per potere avere un impatto sui volumi e offrire una gamma vasta l’unica opzione era fare un supermercato”.

