PERCORSI DI VALORE – Nuove rotte per la formazione dei manager

Roma, 20 luglio 2017 – “Percorsi di valore” alla ricerca di “Nuove rotte per la formazione dei manager cooperativi”. Il primo confronto della mattinata, coordinato dalla vicepresidente del Fondo Eleonora Vanni, è stato finalizzato a tracciare le caratteristiche che la formazione deve avere per rispondere in modo adeguato alle esigenze delle imprese, per rimanere sul mercato e riuscire a muoversi da cooperative.

 

Quadir è nata nel 2004, per volontà di Legacoop Emilia-Romagna, per formare una nuova classe dirigente per il ricambio generazionale. “Il nostro obiettivo è trasmettere tecniche gestionali ma anche un sistema di valori – racconta la presidente Raffaella Curioni – per aiutare le imprese a leggere le trasformazioni culturali ed economiche e a trasformare i bisogni espressi e inespressi in risposte che la cooperazione è in grado di fornire, ad esempio per garantire il lavoro anche attraverso i workers buyout o la coesione e il rilancio dei territori marginali con le cooperative di comunità”.

 

“La formazione – prosegue Curioni – non ha più un ruolo accessorio. Non riguarda più una fase ma deve diventare continua ed è la stessa cooperative che deve essere un luogo di formazione”. E per essere davvero efficaci serve un ulteriore salto di qualità: “Non dobbiamo idolatrare i modelli altrui – spiega Enrico Parsi, direttore di Scuola Coop, l’istituto di formazione del consumo – non dobbiamo pensare che il marketing vero sia quello altrui, poi ci siamo noi che facciamo quel che possiamo, come se i valori fossero un vincolo, un limite”.

 

“Le tecniche non sono mai neutre – prosegue Parsi – il nostro obiettivo è sviluppare pensiero cooperativo nel fare marketing. Dobbiamo imparare a costruire contesti il cui valore formativo sia veicolato attraverso corsi canonici, ma anche tramite altro. Oggi la domanda converge sulla velocità, dobbiamo imparare in fretta e ottenere risultati immediati. A volte invece quel che servirebbe davvero sarebbe un percorso lungo, più profondo, occorre un’attenzione maggiore alla riflessione che si soffermi proprio sulle domande per le quali non abbiamo le risposte”.

 

“Dobbiamo mettere a sistema i tanti strumenti che abbiamo – racconta Mattia Granata, responsabile Cultura per Legacoop nazionale – dall’analisi dei dati ai master. Oltre alla formazione strettamente manageriale adesso c’è bisogno di un’iniezione robustissima di umanesimo: non serve capire solo come funzionano i bilanci o industria 4.0, per capire che fare servono antropologia, storia, filosofia. Dobbiamo riuscire a reinterpretare il momento alzando lo sguardo, e farlo non solo per i manager, ma anche per soci e dipendenti”.

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