Intervista a Giovanna Vivi, responsabile amministrativo di Greslab

1) Per cominciare, ci può parlare un po’ della vostra produzione?
Greslab è una cooperativa di produzione lavoro, che ha per oggetto la progettazione, la produzione, la lavorazione e la trasformazione per conto terzi di piastrelle in gres porcellanato e smaltato. La nostra cooperativa ha puntato molto sull’innovazione e sull’introduzione di nuove tecnologie, con un’attività di ricerca costante, legata ai prodotti e alle materie da utilizzare. Produciamo piastrelle di alta gamma di piccole e medie dimensioni e tutta la nostra produzione è rivolta a imprese del Distretto di Sassuolo (MO) e, in percentuali minori, della Comunità Europea.
2) Greslab è una media impresa fortemente integrata nel distretto della ceramica di Sassuolo. Quali sono le sfide che vi attendono, per il futuro, nel territorio in cui vi trovate ad operare?
Il nostro distretto è stato caratterizzato, negli anni, da una forte aggregazione tra le imprese. I grandi gruppi stanno prendendo sempre più terreno e sono arrivati gli investitori stranieri, che hanno dato il loro supporto ad alcuni di questi gruppi. La principale sfida di Greslab sta nel mantenere la propria autonomia. Per raggiungere questo risultato è necessario, naturalmente, preservare e rendere sempre più “visibile” la nostra identità.
3) Arrivare fin qua, per Greslab, non è stato facile…
La cooperativa è stata costituita nel 2011 da un gruppo di dipendenti che hanno “rilevato” un‘azienda in crisi. Si è trattato di un’operazione di workers buyout che ha consentito ad alcuni lavoratori di generare una nuova realtà imprenditoriale, preservando il proprio posto di lavoro. La nostra storia è cominciata così. Non lo abbiamo fatto, però, solo per “disperazione”. Volevamo sì salvare il posto di lavoro ma avevamo anche tanta voglia di costruire qualcosa e di rimanere sul mercato. Il duplice ruolo di lavoratore e socio non è certo semplice da gestire ma con l’unione e un grande impegno si possono superare le difficoltà e raggiungere gli obiettivi prefissati. Non è stato tutto rose e fiori, bisogna dire; ansie e avversità ci hanno accompagnato soprattutto nel primo anno e mezzo di vita. I sacrifici sono stati tanti ma è stata e continua ad essere una bellissima esperienza.
4) Quali sono stati gli “ingredienti” che hanno favorito il vostro rilancio?
La crisi economica del 2008 ci ha consentito di capire da dove ripartire, su cosa investire e quali criteri adottare per migliorare la produzione e, di conseguenza, acquisire o consolidare quote di mercato. L’analisi che abbiamo portato avanti ha fatto emergere tutta l’importanza delle tecnologie digitali, da introdurre, in particolare, nell’uso del colore, nella smaltatura e nel disegno. Senza voler abbandonare il know-how tradizionale, ci siamo accorti che, per rimanere competitivi, la fabbrica necessitava di interventi sugli aspetti produttivi che maggiormente potevano qualificarla, per rinnovarli in senso digitale e proporre così sempre nuovi prodotti. Negli anni, insomma, abbiamo sempre più integrato le tecnologie digitali con le tecnologie tradizionali. Ed è stata questa, alla fine, la scelta vincente…
5) Un’ultima domanda. Che cosa significa per voi, oggi, essere una cooperativa?
L’autorevolezza dei soggetti coinvolti e la costanza con cui i soci lavoratori hanno portato avanti, in questi anni, il proprio progetto imprenditoriale, nonostante le difficoltà e i problemi, testimoniano la ferma volontà di creare un esempio concreto di applicazione del modello cooperativo. La vera ricchezza sta principalmente nel “gruppo”, nel lavoro e nelle persone, nell’onestà e nel rispetto reciproco. Si condivide tutto, le paure e le gioie.
