A Venezia c’è un Cerchio che dà una seconda chance ai detenuti

A Venezia c’è un Cerchio che dà una seconda chance ai detenuti

“Bisogna tenere in piedi lo Stato sociale, abolire le lobby, gli egoismi organizzati. Senza altruismo si muore”. Questa frase di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, ci è tornata utile quando abbiamo deciso di raccontare la storia della cooperativa sociale Il Cerchio, costituita a Venezia nel 1997. Sì, perché dell’altruismo e della solidarietà i 173 soci dell’impresa veneta, sostenuta anche da Coopfond, hanno fatto le proprie bandiere.

“Lo scopo de Il Cerchio – dice Giorgio Mainoldi, presidente della cooperativa – è sempre stato quello di promuovere, insieme allo sviluppo sostenibile in campo ambientale, l’integrazione sociale, realizzando l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, con particolare attenzione alle categorie dei detenuti e degli ex detenuti”.

Inserimento, aggiungiamo noi, che in questi anni è passato attraverso tutta una serie di attività, gestite dalla cooperativa, che qui sarebbe troppo lungo elencare. Basta, a mo’ d’esempio, menzionarne almeno due: la lavanderia solidale, di 600 mq, nata nel 2004 grazie alla concessione di alcuni spazi nella zona esterna della Casa Reclusione Donne di Venezia, capace di accontentare, oggi, le richieste di molti alberghi di lusso, pensioni e foresterie; e il laboratorio sartoriale, costituito nel 2003 all’interno della Casa Reclusione Donne di Venezia, in cui lavorano, ogni anno, circa una decina di ristrette (e che, nel 2015, ha portato la cooperativa veneta ad organizzare una sfilata di moda, dentro al carcere della Giudecca, che ha riscosso un grande successo, soprattutto perché a salire in passerella sono state le agenti e le detenute…).

Due punti di forza di una cooperativa la cui capacità di guardare a una pluralità di servizi si è rivelata sicuramente  vincente. Come dimostrano il fatturato dell’azienda veneta, che nel 2019 ha superato i 5.000.000 di euro, e le tante   collaborazioni instaurate con importanti istituzioni, quali il Teatro La Fenice, la Fondazione Giorgio Cini, la Biennale di Venezia e la Regione Veneto.

“Fino adesso – ribadisce in conclusione Mainoldi –  il nostro è stato, pur con mille difficoltà, un cammino a dir poco positivo. Oggi però, per l’emergenza Covid 19 e per questo periodo assurdo che stiamo vivendo, siamo molto preoccupati. Rischiamo davvero di vanificare il lavoro di anni”.

 

Leggi l’intervista a Gualtiero Seggi, responsabile amministrativo della cooperativa

 

 

 

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