Il Cerchio, la rivoluzione dell’accoglienza per rispondere ai bisogni

Il Cerchio, la rivoluzione dell’accoglienza per rispondere ai bisogni

“Non basta fare del bene, bisogna anche farlo bene”, diceva Denis Diderot. La cooperativa Il Cerchio, costituita nel 1985 in quel di Spoleto, sembra aver sposato pienamente questo precetto del filosofo francese. Sì, perché l’azienda umbra – attiva nella zona che comprende i comuni di Spoleto, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria – ha fatto della qualità dei suoi servizi, nati per soddisfare le esigenze delle cosiddette “classi deboli”, un vero punto di forza. Con l’obiettivo, dichiarato, “di creare le condizioni per cui chiunque, e soprattutto le persone ‘svantaggiate’, possa trovare un posto nella società”, per usare le parole di Marco Pennacchi, uno dei 228 soci lavoratori della cooperativa, il cui fatturato, solo nel 2018, ha raggiunto quasi i 9.800.000 euro.

“La nostra scelta – dice Serenella Banconi, presidente de Il Cerchio – è stata fin dall’inizio quella di concentrarci su un territorio ben determinato, studiando i luoghi e le necessità  delle persone che vi abitano e progettando, al meglio, dei servizi che potessero andare incontro a queste esigenze”. Servizi, quelli della cooperativa di Spoleto, sostenuta anche da Coopfond, rivolti a specifiche aree sociali (disagio mentale, disabilità psico-fisica, minori, prima infanzia, anziani, stranieri richiedenti asilo, dipendenze e disagio sociale), che sarebbe troppo lungo descrivere. Qui, basta citarne qualcuno: si va dal Centro Diurno per Alzheimer e demenze senili “ADA” al Centro Socio Educativo Diurno per Disabili Adulti “L’isola che c’è”, dal Centro Diurno per Autismo “Coriandoli” alla Comunità Bambino con Genitore, fino all’Asilo Nido e Sezione Primavera Città Domani.

“Il tutto gestito – ribadisce ancora la Banconi – con modalità, sia per i progetti globali sia per i progetti individuali, che favoriscono la crescita di ogni nostro singolo operatore, il lavoro in equipe, la supervisione e l’informazione dal ‘basso in alto’ (bottom-up) e dall’‘alto in basso’ (top-down), all’interno di procedure certe, chiare e duttili che garantiscono la qualità dell’intervento, la tutela dell’ambiente circostante e la salute e sicurezza degli operatori”. Qualità, tutela dell’ambiente, salute, sicurezza: i cardini attorno ai quali ruota tutta l’attività de Il Cerchio. A cui si può aggiungere, come dice un altro dei soci della cooperativa, “un elemento fondamentale del nostro agire: la relazione. Una relazione sempre orientata all’accoglienza dell’altro”. Parole che, visti i tempi che corrono, rischiano di suonare, alla fine, quasi rivoluzionarie.

 

Intervista a Costantino Cacciamani, vicepresidente della cooperativa Il Cerchio

 

 

 

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