“Coopstartup, l’impresa su misura per la rivoluzione digitale”

“Coopstartup, l’impresa su misura per la rivoluzione digitale”

Bologna, 25 novembre 2017 – “In questi tre giorni abbiamo contribuito a costruire futuro e l’abbiamo fatto attraverso la condivisione. Grazie al progetto Coopstartup il mondo della cooperazione sta incontrando nuovi stimoli e tanti giovani e si sta contaminando con esso”. Così il direttore generale Aldo Soldi, durante l’assemblea conclusiva di “Visioni” ha riassunto il significato del meeting annuale del progetto che Coopfond ha dedicato alle startup e che sta realizzando in collaborazione con le articolazioni territoriali e settoriali di Legacoop e tanti altri soggetti.

 

La tre giorni è stata organizzata insieme a Vicoo – Visioni Cooperativeil laboratorio di idee per l’innovazione e lo sviluppo di imprese, comunità e territorio promosso da Legacoop Bologna, e si è svolta presso FICO, il parco tematico sull’agroalimentare aperto a Bologna il 15 novembre scorso da Eataly e Coop. Hanno partecipato numerosi ospiti, tanti cooperatori ‘di lungo corso’ e 29 startup cooperative, una selezione delle oltre 100 incubate in questi anni dal progetto che ha raccolto oltre 700 idee e coinvolto 2.000 persone. Un summit che è stata l’occasione per sviluppare temi di grande interesse per il futuro, a partire dalla sfida di cooperazione 4.0.

 

 

4.0, una sfida per tutti

 

“Cooperazione 4.0 – ha raccontato nella prima tavola rotonda Eleonora Vanni, vicepresidente di Coopfond e da pochi giorni presidente di Legacoopsociali – è la necessità di coniugare elementi di sviluppo tecnologico con l’infrastrutturazione sociale, ovvero in stretto contatto con persone e territori”. Alcune tra le più grandi realtà cooperative del nostro Paese hanno poi raccontato in che modo stanno rispondendo alla sfida di questa trasformazione digitale.

 

“Noi riusciamo ad avere successo nel mondo – ha spiegato il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari – se siamo in grado di trasmettere la forza del nostro territorio che è fatto di persone, cultura, paesaggi, risorse e grande attenzione verso la ricerca e l’innovazione, senza snaturare i prodotti”. “La tecnologia – secondo Antonella Pasquariello, presidente di Camst – se utilizzata per la valorizzazione della qualità dei servizi genera a sua volta valore”.

 

“Come la tecnologia sta cambiando il lavoro è un grande tema e in che modo noi riusciremo a reagire sarà importante per il futuro. Vogliamo una forte innovazione ma con la garanzia di una elevata qualità del lavoro” ha commentato il presidente di Coop Alleanza 3.0 Turrini. “L’innovazione – ha spiegato il prorettore alla Ricerca di Unibo Rotolo – non si fa solo attraverso la ricerca ma anche promuovendo l’imprenditorialità tra gli studenti, un patrimonio enorme per la comunità: non valorizzarli significa perdere la sfida”.

 

“La cooperazione – secondo Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol – è l’idea più forte che possiamo mettere in campo se vogliamo intercettare una traiettoria di sviluppo capace di fare i conti con gli errori che ci hanno portato alla crisi di questi ultimi dieci anni. Il mondo cooperativo ha la consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte”.

 

“Nel movimento cooperativo abbiamo una situazione molto composita: grandi imprese – ha raccontato la presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini – già attrezzate per affrontare i cambiamenti in corso, piccole imprese cooperative che sono già molto avanzate sul tema della trasformazione digitale e settori che sono deperiti per mancanza di innovazione. Se la trasformazione digitale è l’innesco di una rivoluzione produttiva che è anche rivoluzione sociale, il carburante è l’aggregato umano, le imprese fatte di persone e il territorio, le comunità in quanto luoghi di relazioni”.

 

Startup, istruzioni per l’uso

 

Nel pomeriggio del primo giorno si sono svolti i pitch di 29 startup cooperative nate dal progetto, suddivise in sei blocchi dedicati rispettivamente a sostenibilità ambientale, prodotti di qualità, architettura e design, nuove tecnologie, inclusione sociale e prodotti e servizi innovativi. Le presentazioni sono state seguite da una tavola rotonda che ha inquadrato il fenomeno delle startup cooperative.

 

Maurizio Sobrero, Ordinario di Gestione dell’innovazione all’Università di Bologna, ha puntato l’attenzione su due aspetti: “Primo: non tutti possono essere imprenditori. Dovete essere consapevoli di questo, non bisogna sentirsi inadeguati se si prova e si fallisce. La seconda cosa è che se ho un’ottima idea non è detto che io sia in grado di realizzarla: il team dunque è fondamentale”. Coopstartup è anche oggetto di ricerca internazionale che ha elaborato il concetto di Orchestratori Open System: “Sono tali – ha spiegato Alessandro Giudici della University of London – coloro che creano valore facilitando diffusione di conoscenza all’interno del network, forniscono risorse complementari e connessioni positive”.

“Tutte le imprese sono un’azione comune – ha spiegato Paolo Venturi, direttore di Aiccon – e hanno tre caratteristiche: la prima è che ci sono relazioni interdipendenti, la seconda è la responsabilità, l’ultima è l’obiettivo che deve essere appunto comune. Ma a differenza di altre imprese per le cooperative la comunanza è estesa anche ai fini, non solo ai mezzi”. Ultimo intervento, sulla scia delle parole di Venturi, quello di Andrea Rapisardi, presidente della cooperativa LAMA che ha proposto un ragionamento intorno ai temi dell’open innovation e del peer to peer applicati alla forma e alla organizzazione cooperativa: “I modelli peer to peer possono essere lo strumento per cambiare il concetto stesso di mutualità aumentando la forza e il senso dello scambio tra pari”.

 

“La cooperazione? Esalta le potenzialità della rivoluzione digitale”

 

La seconda giornata è stata dedicata al confronto tra gli startupper e i soggetti che all’interno di Legacoop ma non solo possono fornire loro servizi e supporti, per approfondire le esigenze e mettere a punto nel modo più efficace le attività. I risultati sono poi stati presentati nel corso del tergio giorno, concluso con una tavola rotonda animata da sei rappresentanti delle startup cooperative e da Mauro Lusetti, presidente Legacoop; Aldo Soldi, direttore generale di Coopfond; Rita Ghedini, presidente Legacoop Bologna; Gianfranco Nappi, responsabile Attività strategiche Fondazione IDIS – Città della Scienza e Giovanni Monti, presidente Legacoop Emilia-Romagna.

È stato un confronto serrato e approfondito che ha toccato tanti aspetti e problematiche: dalla necessità per le startup di avere supporto finanziario alla opportunità di attivare modalità innovative di interazione tra startup esistenti. Tra le proposte delle startup cooperative anche la opportunità di creare brand di qualità da assegnare alle imprese nate dal progetto Coopstartup, legato sia ai valori intorno ai quali i progetti nascono, sia al valore che riescono a generare grazie al percorso vissuto.

 

Secondo Lusetti “Se si sceglie la cooperativa bisogna essere consapevoli che si fa una scelta ideale, legata al modo di intendere il mondo, la vita e il rapporto con le persone. Noi siamo nati per ridurre le disuguaglianze, creare, difendere e diffondere il buon lavoro. Il senso di appartenenza, i valori che condividiamo sono la nostra forza”. Per Rita Ghedini “Ci sono elementi sostanziali che vengono fuori da questo Meeting e che potrebbero essere la road map per la costruzione delle progettualità future che riguardano tutti, non solo le startup ma anche le cooperative consolidate”.

“Uno dei principi cooperativi – ha ricordato Giovanni Monti, presidente Legacoop Emilia-Romagna – è la cooperazione tra cooperative. Dobbiamo creare valore dalla capacità di costruire reti tra piccole, medie e grandi, un passaggio fondamentale per lo sviluppo dell’impresa cooperativa a prescindere dalla sua dimensione. Dobbiamo iniziare a farlo concretamente facendo proprio leva sulle startup che possono aiutarci ad accrescere la nostra capacità di innovazione”.

 

Gianfranco Nappi, Responsabile Attività Strategiche Fondazione IDIS – Città della Scienza: “Io penso che l’identità cooperativa sia un valore, anche di mercato. È l’identità che attrae anche in chiave economica. Noi veniamo da una fase storica in cui le cooperative venivano percepite come imprese di serie B. Questo ha creato un’egemonia intorno ad un modello impresa che oggi è entrato profondamente in crisi. La dimensione cooperativa è il modello alternativo a cui fare riferimento e può contenere la feroce estrazione di valore in corso sviluppata da alcune piattaforme digitali. La cooperazione è la forma tecnologicamente più avanzata, la forma di organizzazione della vita e del lavoro di un’impresa che più può esaltare le potenzialità della rivoluzione digitale”.

 

Tutti i resoconti, le foto e i video sul sito di Coopstartup

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