“Il 70% dei nostri interventi si muovono già in un’ottica di impatto”

“Il 70% dei nostri interventi si muovono già in un’ottica di impatto”

Coopfond davanti alla crisi che ha colpito (quasi) tutte le imprese e le cooperative. Ma anche e soprattutto Coopfond di fronte alla sfida del riposizionamento. Proprio e di tutta la cooperazione. Per restare protagonisti in un mercato che cambia molto rapidamente e per imboccare con decisione la strada della digitalizzazione e della sostenibilità. Di tutto ciò ha parlato il direttore generale del Fondo Simone Gamberini in un’intervista rilasciata al direttore del settimanale Settesere Manuel Poletti.

 

“Tre cooperative su quattro – ha spiegato – tra le 500 che hanno progetti attivi con il Fondo hanno subito una riduzione del fatturato e quasi l’80% subirà effetti sull’occupazione, anche se moderati dagli ammortizzatori sociali. Come Fondo siamo intervenuti innanzitutto sulla liquidità, con moratorie per le 200 cooperative che avevano finanziamenti in scadenza ed erogando attraverso i due bandi Futura contributi ad altrettante cooperative”.

 

Ma l’impegno maggiore è stato senz’altro quello per favorire il riposizionamento verso il digitale o la sostenibilità. “Abbiamo riformulato il piano strategico – prosegue Gamberini – e analizzato il nostro portafoglio, scoprendo che già il 70% degli interventi deliberati si muovevano in un’ottica di impatto. Ora occorre spingere con forza sull’acceleratore anche per far fronte a una situazione che nel 2021 sarà più pesante per le imprese rispetto al primo anno della pandemia”.

 

L’operatività del Fondo? “È concentrata maggiormente – spiega il direttore generale – nelle aree a più alta densità cooperativa ma si registra una grande vitalità anche al sud dove si sta costruendo un tessuto cooperativo uscendo da una specializzazione quasi esclusivamente agricola”. E il Fondo ha ovviamente imparato a lavorare con i colleghi dei Fondi delle altre due centrali: un intervento su 5, ormai, è infatti condiviso.

 

“Nella pandemia – conclude Gamberini – ci sono stati due workers buyout che hanno avuto il coraggio di partire e per fortuna stanno andando molto bene. Nella seconda parte di quest’anno prevediamo un aumento delle domande, quando la crisi peserà maggiormente sulle piccole e medie imprese. Stanno già arrivando molte domande anche per la nuova possibilità aperta dalla riforma, ovvero quella di utilizzare lo strumento WBO per favorire il ricambio generazionale, con l’artigiano che chiudendo senza eredi passa le redini di un’impresa il più delle volte ancora sana ai propri dipendenti”.

 

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