Napoli, 22 giugno 2018 – “Vorrei tornare a lavorare subito, la cucina è la mia passione più grande”. Ma Konatè Bouyagui, 22 anni, da poco più di 4 in Italia, fondatore insieme ad altri quattro ragazzi della cooperativa Tobilì, dovrà aspettare qualche giorno. Perché giovedì sera mentre a mezzanotte rientrava dopo il lavoro da una macchina gli hanno sparato con un fucile a pallini, colpendolo all’addome e a un braccio. “Ero terrorizzato, loro ridevano”.
Tobilì si occupa di catering etnico ed è nato grazie anche al sostegno del bando Coopstartup Unicoop Tirreno. Dalla sua esperienza è nato il ristorante multietnico Kikana, dove oggi Bouyagui lavora insieme ad altri rifugiati e richiedenti asilo. Una storia di integrazione che non sarà fermata da quegli spari e verso la quale Coopfond, condannando il gesto criminale, conferma tutto il proprio sostegno, affinché Konatè Bouyagui possa riprendere a lavorare presto e serenamente in una cooperativa
“Sono spaventato – ha raccontato Bouyagui all’agenzia Dire – Una persona che scappa dalla guerra, che fugge dal suo Paese, che riesce a integrarsi in Italia e a fare un lavoro normale non può vivere nella paura. L’integrazione non è facile – ha spiegato – Bisogna avere la voglia di farlo, ci vuole impegno e forza d’animo. Io oggi faccio il lavoro che mi piace, vivo onestamente e questo mi dà tante soddisfazioni. Voglio viverne altre esperienze positive e non restare rinchiuso per la paura che qualcuno possa colpirmi solo per il colore della mia pelle”.
